Slavonski Brod

Leggo i racconti di Ivo Andric e rimango sedotta, più che dal suo linguaggio, dal luogo letterario utilizzato nel primo di questi (Lettera del 1920, nda), la stazione di Slavonski Brod. Il mio slavismo torna indomito e ostinato. Non so tuttavia quanto ancora possa esercitare le sue influenze, in questo preciso momento storico della mia vita intendo. Però Slavonski Brod è già un capitolo, una suggestione che dilata ad elastico la possibilità della storia e ne possiamo immaginare i dettagli. I vicoli tortuosi di una non proprio modesta cittadina sul guado (brod) del fiume Sava. La guerra, la promiscuità delle razze, il nazionalismo, la stupidità, la suggestione, sono già letteratura. Di Andric ho letto solo questi racconti, ho comprato il libricino in una bancarella, nel mercato della domenica della mia città. La passione per la lettura la devo a mio padre ed ero con lui una domenica al mercato della borgata. Ho notato i due volumetti, uno di Andric e l’altro di Solzenicyn (Una giornata di Ivan Denisovic). andricIl tedio di Solzenicyn è funzionale alla narrazione drammatica e monotono ambientata nei gulag del regime socialista in Siberia (1942). Chiamo mio padre: hei guarda, dico, alzando il volumetto, appena scovato nel mucchio. Mio padre non mostra un grande interesse. Non so cosa stia cercando, sapete quell’ inquietudine a cui non si sa dar nome, ma che è il libro a restituirlo, il libro, l’autore che sovviene a noi, incontrandoci. E io invece avevo già trovato, i due tascabili economici Newton, ricordate? 100 pagine 1000 lire. Che nostalgia. Racconti di Sarajevo, cita il titolo dell’uno. Andric fa dire al suo personaggio: (…) Resterò per tutta la vita con il ricordo della Bosnia, come di una malattia contratta (…). La letteratura è spesso nostalgia, non siete d’accordo? E’ nutrita dagli esuli, da tutti “i fuori luogo”, dai nostri tormenti certo e soprattutto da tutte le assenze. Che sono i trofei che contano nella memoria. Niente di più precipuo dell’assenza che assedia la memoria. La stazione di Slavonski Brod è uggiosa, grigia. Sporca come la neve di inverno sul ciglio di stradoni anonimi, in un qualsiasi paese comunista. Il medesimo paesaggio mi prende allo stomaco, tutte le volte. E non so spiegare ancora.

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