dal nuovo romanzo (Mazzarruna)

I pomeriggi alle case, il caldo o il freddo era più cattivo che negli altri rioni. La mattina le ombre rapivano i falansteri del quartiere simile a un anomalo crepuscolo calato anzitempo e Mazzarruna spariva tetramente nel buio degli angiporti al riparo l’uno sull’altro. Il sole fremeva sopra lastre di metallo gettate nella campagna che rovinava in splendidi abissi verso il mare. O se c’era la pioggia franava dalle grondaie  con un tempo ripetuto e noioso, lì dove il silenzio come il clamore di quella gente primitiva non tollerava altro che la replica ottusa dei giorni. Sedevamo con Romina sopra montagne di polvere e blocchi di cemento, distanti da noi fumavano falò di gomme bruciate e residui di quella umanità negletta. Romina si alzò di scatto, con il suo consueto fare urtato, da dura,  urlando verso il tizio chino che procedeva di spalle lontano lungo la strada con i recinti di legno in prossimità della scogliera da cui d’estate i ragazzini di Mazzarruna gioiosi andavano a tuffarsi. Capii che era Massimo, chino come sempre, magro sbilenco, eppure pensavo di amarlo. Romina gli urlava di fermarsi, doveva parlargli, Massimo alzò il suo braccio secco con la camicia fissata al polso. Massimo era sempre in ritardo, perché si faceva. Che vuoi da lui? Le chiesi. Ma immaginavo si trattasse di soldi, con Massimo era una questione di soldi prestati e roba da restituire. “E’ un ladro” rispose Romina. Fissammo il giovane avanzare lentamente in direzione delle capanne col tetto di amianto. Una specie di dark room per i tossici del rione. Non temevo di entrarvi. Con Romina o sola, spiavo i movimenti dei suoi frequentatori tutte le volte con raccapriccio. E in fondo, segretamente, desiderando il medesimo castigo.vera blog

La città oltre Mazzarruna era un affare di luci e possibilità, di uomini migliori, secondo la nostra nostalgia, dei compagni della valle, di Mazzarruna, una nostalgia pigra e sfuggente che non era in grado di cogliere il resto, di intenderne la via. Non era possibile uscirne vivi? E invece ne siamo usciti. Ma Mazzarruna rimane ancora desta con i suoi languori esangui, desta e crudele come un incubo, oggi e allora.

(continua)

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