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Torno a scrivere, ad ogni disfacimento. Il disfacimento della persona, a vantaggio dell’autore. Forse, ma non fidatevi mai della nobiltà di quest’ultimo, non c’entra mai e quasi per nulla con l’uomo. Siamo portatori di fallimenti insanabili, qualcosa di definitivo che toglie all’uomo per restituire all’autore. Siamo dei disastri. E io torno a scrivere. Siamo portatori di infelicità. Non domandate mai le origini della scrittura, si va all’origine del proprio fuoco. Non è nobile, non è elevato, lo sarà per qualcun’altro, se hai talento.

Ma siamo stati utili? Esecutori di cosa? Il non senso è giustificato in uno spreco di vocaboli. Non è superfluo? E più perdo, più scrivo con ostinazione, la rabbia invece si lascia nutrire da sé, rimesta vigliaccamente. La scrittura non è un mestiere. E’ un destino. Quasi mai felice.

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