Leonardo Pica Ciamarra, il refrain di una meteora

di Gilda Policastro

Leonardo Pica Ciamarra è un ricercatore di Filosofia e pubblica il suo primo ed unico romanzo nel 2002, per minimum fax. Il titolo, Ad avere occhi per vedere, allude a un refrain più volte ripetuto nel testo, che funge, al contempo, da movente o motore strutturale e diegetico del delirante monologo in cui per lo più la narrazione consiste. I fatti anzi le frasi pronunciate dai personaggi, a contarle, sono due o tre: tutto quello che ne deriva per  duecento pagine sono impressioni, deduzioni, catene di immagini e di significati non immediatamente percettibili o soltanto ad avere occhi per vedere. I quattro capitoli in cui il testo si articola diventano altrettante quaestiones filosofiche (sulle morse senza scampo, il demonio, i duelli, l’amore), senza però un andamento troppo irrigidito sulla natura del trattato o pseudotrattato (alla Manganelli, per intenderci) e con un incedere libero e digressivo, quanto a episodi laterali e sentimenti associati ai diversi personaggi. I principali sono tre: il professor Alberto Berlingieri, che durante la riunione per il numero zero di una rivista, e a seguito di un’uscita infelice di un giovane studioso, il deuteragonista Alessandro Settìmi detto Iago, avrebbe tentato di pisciargli addosso, la fida Giuliana Ponte, che si dibatte tra aggressore e aggredito con un carico di proiezioni che le rende arduo finanche il compito di proporsi con un’identità autonoma, figurarsi di mediare. Ma si susseguono altre apparizioni più o meno fugaci come il trascurabile figlio di Berlingieri, non fosse che si chiama Wiesengrund (detto Lallo), la nipote Minuccia, invisa al nonno per la sua ineleganza da cicciona vorace, il notaio Quaglia, il fidanzato di Giuliana e una serie di figure che acquistano comunque un ruolo e un rilievo al di là della finzione esemplare (da exemplum, proprio).

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Gilda Policastro, nata a Salerno, vive a Roma. Ha pubblicato “Il farmaco” (Fandango, 2010); “Sotto” (Fandango 2013); “Cella” (Marsilio”, 2015). Pubblica racconti in antologie e riviste e libri di poesie tra cui “Non come vita” (Aragno, 2013) e “Inattuali” (Transeuropa, 2016). Collabora con Pagina99, Il Reportage e Doppiozero. Ha pubblicato saggi su Dante, Leopardi, Manganelli, Pasolini e un volume sulle Polemiche letterarie dai Novissimi ai lit-blog (Carocci, 2012)

Memorabili le pagine j’accuse sul professore universitario, in cui l’autore sembra rinunciare alla vena al contempo mimetica e surreale per denunciare (com’è lecito anzi automatico inferire, dall’interno) volgari attitudini e bassissime condotte della categoria, a partire dal burocratese e dalla pseudologica inconcludente. Il libro si chiude con un cambio di prospettiva e di tono e una nota amarissima, di ascendenza leopardiana, sulla vita e la morte, a seguito del tracollo definitivo del professor Berlingieri e della sua ospedalizzazione. Altrettanto originale, per inventiva e stile, era il racconto successivamente antologizzato ne La qualità dell’aria (2004), Nell’aeroporto di Gatwich, una sorta di catabasi in un non luogo bloccato per motivi di sicurezza, in cui la narrazione eludeva e dilazionava il nucleo centrale e il tema della diffrazione della vista si riproponeva nell’incestuoso voyeurismo del compagno di scuola incontrato per caso. Come le meteore di una trasmissione televisiva di qualche anno fa, Pica Ciamarra dopo queste due prove sicuramente incoraggianti (ottimo piazzamento al Calvino, stampa entusiasta e una candidatura allo Strega) pare essersi  definitivamente eclissato dalla scrittura (“si dedica con successo alla carriera di scrittore non scrivente”, dice di sé in una nota biografica). Ma ad avere occhi per vedere potrebbe, come il suo Berlingieri, riservare ancora qualche sorpresa.

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