Cosa vogliono gli editori?

di Giuseppe Casa

Io sapevo cosa volevo dagli editori. Pubblicare. Mi avevano pubblicato le più grosse case editrici senza che facessi parte di nessuna squadra, nazione, blog, cricca letteraria. E poi? Poi le cose sono cambiate? Che cosa vogliono gli editori? Anche quelli piccoli e minutissimi, alternativi, trasgressivi, incazzati e anarchici. Cosa vogliono? Mi chiedo. Un mio amico scrittore più aggiornato di me mi ha risposto. Niente, fette di mercato, fare soldi, nient’altro.

Non vorrei passare per lagnoso. Non ho soluzioni e risposte definitive a questo problema (che non è solo mio, a quanto pare).

G. Casa

Giuseppe Casa,  classe ’63, siciliano, vive a Milano, scrittore. Pubblica  l’ultimo romanzo con Foschi nel 2013, “Metamorph”, da allora decide di non pubblicare più. Un lungo e importante excursus il suo, cominciato nel ’98 con Massimo Canalini di Transeuropa. Ha pubblicato con  Stampa Alternativa, Mondadori, Rizzoli, e nelle prestigiose riviste cult di certi anni, da Maltese Narrazioni a Il Paradiso degli orchi

Non ho il fisico e nemmeno la testa. Né penso di averne il titolo. Le mie opinioni, le mie idee, le mie valutazioni valgono quelle di molti altri. E nemmeno vorrei banalizzare la complessità del problema. Sono abbastanza consapevole che la mia scrittura non sia… come dire? political correctness? La gente è suscettibile, si offende facilmente e per questo motivo che ancora oggi nei licei si legge Natalia Ginzburg, Primo Levi o Beppe Fenoglio, oppure quel postmoderno di Andrea Camilleri. Importante per la memoria. “Quale Memoria? Se ci guardiamo intorno, scopriamo che la gente è lobotomizzata”, mi fa il mio amico aggiornato, anche la più informata, è dominata dai “fenomeni” di tendenza. Vuole solo cose edificanti, l’editore. “I lettori di oggi vogliono leggere cose edificanti. Non lo sa che in Italia leggono solo le donne? Bisogna scrivere per un pubblico femminile. Implementare strategie di marketing. Creare valori. Mandare segnali positivi. Far ridere”.

Cosa sono queste cose edificanti? Bah, fa l’editore illuminato da un Letto di Procuste, ecco Giuseppe Casa, vede, deve sapere… tanto per cominciare… (i preamboli non finiscono più) … cominciamo dal titolo… non va bene “Sillabario della Figa”… cosa ne pensa invece di “La ricerca della Felicità” oppure della Speranza… Felice, fa ai limiti della disabilità. Le parole devono recare messaggi positivi… capisce? Uhm… vediamo… La “Ricerca della Serenità”… o della Calma… “La ricerca del Caos Calmo”… no, già sentito…facciamo “La ricerca della Felicità Serena” Cosa ne pensa di questo titolo?

Non sono un “duro e puro”, anzi, sono facilmente corruttibile, come molti, emotivamente parlando.  Per stare bene devo pubblicare due libri all’anno? Chi se ne frega di stare bene. Non voglio essere accomodante con gli editori, loro non lo sono stati con me.  Che poi, un libro dovrebbe “schiodare” i lettori dalla poltrona, buttarli giù a forza di calci in culo, lasciarli per terra disperati e sanguinanti e senza soccorso, con i centri nervosi scoperti oppure lasciarli disperati e innamorati persi di un mondo totalmente sconosciuto.

Questo può e deve poter fare un libro.

I tempi sono tristi. E io sono triste. La tristezza non è per forza un sentimento ostile. Aiuta a vivere. A essere meno triste. Allora, il programma è questo: per i prossimi quindici anni uscire dalla scena, smettere di pubblicare.  Semplicemente, semplicemente per sopravvivere.

Advertisements

One thought on “Cosa vogliono gli editori?

  1. amleta

    Ogni editore ha delle pretese sui propri scrittori. Ogni editore predilige alcuni generi rispetto ad altri. Poi più gli editori sono piccoli e più se ne fregano di quello che viene dopo la pubblicazione di un libro, ossia il marketing. Molti piccoli editori cercano solo di sopravvivere “usando” autori sconosciuti e cercando di mantenere in piedi un’azienda che non ha i mezzi per far girare e distribuire i propri prodotti. Alcuni editori non sanno proprio cosa sia il mestiere di editori. Dopo la pubblicazione di un libro lasciano marcire tutto lì e basta. Io personalmente anni fa dissi di no all’Industria del Libro, dissi di no a quei grandi editori che mi volevano “compare” perchè ci tenevo a rimanere fedele a me stessa. Però, avendo scelto editori sconosciuti, adesso mi dispiace che le cose che scrivo, e che sono di qualità, non vengano lette da molte persone solo perchè i miei editori sono sconosciuti e non fanno marketing alle mie opere. Quindi adesso va di moda il prodotto preconfezionato, ossia i libriccini per ragazzine in cerca di storia sentimentali strappalacrime. Se vuoi rientrare nel mercato devi scrivere un librettino rosa altrimenti meglio lasciar perdere e te lo dice una che si è fatta il sangue amaro a forza di pensare alla qualità degli scritti. Ai lettori non interessa la qualità ma la stupidità.

Comments are closed.