dal nuovo romanzo

Capivo che il mio sguardo su quella gente non era meno disonesto delle intenzioni del ricettatore del rione. Nel mio sguardo scivolava metodicamente l’intenzione del disprezzo o della considerazione compassionevole. Mi intestardivo a pensarmi non solo indulgente, di più, di animo abituato alla sopportazione e alla longanimità. I miei studi da liceale capivo anche che erano un impedimento a Mazzarruna, non mi avrebbero aiutato nella causa determinante: imparare a vivere. O qualcuno che lo insegnasse, trovarlo, seguirlo, prenderne in uso finanche la medesima volgarità. Perché non lo ammettevo eppure era lo spregio con cui guardavo le cose e gli uomini meschini e rozzi. Le donne urlavano, non sapevano fare altro, o indossavano ridicoli pantaloni di tessuto aderenti e sconci, in taglie fuori misura. Urlavano, litigavano dai balconi, pregavo  Romina, almeno lei, di esercitarsi con le buone maniere ogni tanto, che forse non faceva per forza tutto schifo fuori da lì. vent'anniC’era un mezzo per essere migliori e già un pensiero formulato così procurava ilarità nei compagni di Mazzarruna, Romina ne avrebbe riso. <Un giorno dimenticherai il mio nome, avrai una vita bella, sarai sistemata>, disse. Sedeva sul davanzale della sua cameretta di ragazza, ogni tanto guardavamo al piano di Cetty. Cetty era la donna ideale, certe volte lo credevamo veramente. Perché sapeva scopare e gli uomini impazzivano per lei. E anche se si faceva di eroina, ogni straccio addosso a lei sembrava appena uscito da una boutique. Ricordo le sue ballerine, le caviglie sottili, le belle gambe, coperte appena dalla gonna di panno, i suoi passi attenti, mai incerti, malgrado fosse piena di roba, le palpebre pesanti, solite cose.

Speravo che quel tempo a Mazzarruna avesse una fine. Massimo posteggiava la sua vecchia vespa sotto i portici, ogni pomeriggio, ogni pomeriggio muto guardava il solito punto lontano. Le fabbriche erano colonne di peltri di un giallo opaco, illuminate dalla luce umida del rione. Sotto, il mare franava sulle rocce, le risate dei bambini a tratti venivano soffocate dal tramestio simile a un antro enorme che si apriva sulla rena e ingoiava le voci e la sabbia. Cetty tornava dal mercato, aiutava la madre in casa, oppure spariva per giorni, per poi riemergere dai suoi trip accompagnata ora da un vecchio maniaco o da un qualche cliente, povero cornuto, disposto a restare in mutande per lei, al solo schiocco delle sue dita.

(continua)

Copyright © Veronica Tomassini. Tutti i  diritti riservati trattati da Vicki Satlow Literary Agency,  Milano

 

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