Esordi

Sembra che l’editoria abbia bisogno di esordi che indichino perlomeno una nuova uscita, fuori dal recinto dei soliti noti. Qualcosa in grado di rompere una specie di lungo sonno che al momento viene ricondotto colposamente alla responsabilità del lettore o a un trend malmostoso dei troppi titoli in libreria. Non so quanti sono i titoli? 70 mila l’anno? Oggi è il momento di Yasmine Incretolli, non ho letto il suo romanzo di esordio, si urla già al prodigio: la figlia di Gadda! Dibattiti oceanici sui social, insulti, polemiche, perfetto: ingranaggio che deve partire individuato l’esordio perturbatore.

Poi c’è il secondo libro, la fase due: l’esordito. Il trend si rinsacca vigliaccamente in una muta anonima. Chissenefrega della figlia di Gadda, per dire. Magari è quello il grande romanzo della figlia di Gadda, per dire, il secondo, non il primo. Ma attenzione: non è un esordio. E’ tutto abbastanza seducente. Nel frattempo rifletto (ma sicuramente è l’osservazione di ogni esordito): il talento è specifico, democratico ma specifico. La letteratura lo stesso.

Christiane deve morire

il mio secondo romanzo

Il fatto a scanso di equivoci dovrebbe evitarci forme minime di volgarità, certi romanzi con la pretesa di esserlo. Malgrado sappia bene che non ho gli strumenti per giudicare l’opera di un autore. E infatti non lo sto facendo se non in linea generale. Però la letteratura ha un recinto, oltre cui tutto è tranne la medesima. E allora non chiamateli libri, quelli fuori dal recinto. Magari ci finisco pure io fuori dal recinto. Va bene. Non sono una da grandi numeri, mi sembra ancora così strano essere stata per un po’ di tempo al centro dell’ingranaggio dell’esordio perturbante. Secondo la prassi, il romanzo successivo l’ho bruciato in un battito di ciglia. Mi chiedo chi finirà nei futuri libri di letteratura italiana: Carofiglio, Corona? Davvero, sono molto curiosa. Ah, Saviano sicuramente.

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