Il nuovo romanzo per Marsilio

Lo immaginavo il romanzo conclusivo di una trilogia, cominciata con Sangue di cane. Non proprio di una vita ordinaria, malgrado così mi sembrasse fino a quando vi rimestavo dentro. In questi giorni sto tentando di leggerlo Sangue di cane, come se ne fossi del tutto estranea. Non ho mai letto da “lettrice” quel che ho scritto. Ovviamente il tentativo non mi ha fatto bene. Il nuovo romanzo uscirà con Marsilio, questo è fino ad oggi. Io lo spero. Non voglio tornare indietro. Ma ho firmato il contratto. Sangue di cane raccontava la storia d’amore tra un bevitore polacco e una ragazzina italiana, negli anni prossimi alla caduta del muro, quando il fenomeno immigrazione arrivava dal Baltico, semmai, dall’Est Europa, dai luoghi dove oggi alzano immemori filo spinato. Di nuovo, verrebbe da aggiungere. Non era una provocazione, era solo una storia d’amore. Dentro oggi potrei rileggervi un mucchio di simbolismi, ma per carità niente lotta di classe, solo  tranche de vie. Il nuovo romanzo torna sugli stessi luoghi. Racconterà di lui, di quel bevitore polacco, di quello che era prima, nella sua cara Polonia. Cos’era la Polonia, cosa la vodka, il balzello capace di sovrintendere a ogni lutto, a ogni dissoluzione. Le retrovie, il male, l’abiezione, la pietà, torneranno a stringere nuovi sigilli. Ma sarà ancora tranche de vie.

“(…)Continuava a farmi piangere la pietà che nutrivo in seno per le tue miserie. Erano nobili, erano olocausti, sai, le tue miserie. Sotto il sole caliginoso di Milano, concludevi stupidi traffici da ladro di polli. Una volta vestivi con completi cuciti dal sarto migliore di Konskie. Immagino tante cose di quei giorni che non conosco, immagino tua madre che ti segue dalla finestra del falanstero di periferia e tu giovanotto sicuro e allegro per le vie coperte di neve. E dalle pinete immagino un’epifania immacolata diffondersi e i fiocchi cadere lentamente e un silenzio tutto intorno rotto soltanto dal suono delle campane della chiesetta del quartiere. Immaginami lì con te, a covare un paesaggio inaudito per quanto desiderato. E vedo tua madre sorridere da dietro le tende inamidate, e la voliera ondeggiare con il canarino felice e tuo padre altrove, lontano a borbottare, ligio al senso del dovere e lontano da voi. E’ mai successo? Voglio dire tua madre ha mai sorriso della tua bellezza composta, della tuo giovinezza senza violenza? Sei mai stato qualcos’altro da una creatura portatrice di dolore nella vita altrui? Hei, ragazzo mio, dai un bacio alla tua vecchia! Era tua madre, sì, prima che ti chiudessi dietro la porta(…)”.

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