Non c’è merito in amore

di Raul Montanari

L’amore è tante cose, ma forse più di tutto è un’ingiustizia; è anzi l’apprendistato all’ingiustizia.

Nel tempo della nostra vita, l’amore arriva quasi insieme all’amicizia, appena dopo; ha addirittura lo stesso etimo (Catullo chiama Lesbia “amica”, che vuol dire “amante, donna amata”) eppure è quanto di più diverso.

 

HD 2013 Merisio (1)

Raul Montanari (foto di Alessandra Merisio)

Il primo amore che conosciamo è quello dei nostri genitori, ma si tratta di un amore biologico, quasi compulsivo, che non ha niente di sentimentale. Appena usciamo da questa calotta protettrice e ci inoltriamo nel mondo, incontriamo l’amicizia: bambini e ragazzini che troviamo vicino alla nostra casa, nella nostra scuola, e che ci attirano per qualche motivo. Non è un caso che i genitori spesso guardino con diffidenza queste amicizie: sono le prime relazioni positive che i figli instaurano lontano da loro, talvolta in opposizione a loro.

Poco dopo, nell’adolescenza, arriva l’amore. Io mi sono innamorato per la prima volta in prima media, a undici anni, e credo sia un’esperienza comune.

Di colpo, la nostra vita diventa un ring su cui si sfidano questi due avversari implacabili: l’amicizia e l’amore. Il match è reso incandescente dal fatto che i due pugili non combattono affatto con le stesse regole – è come quando Muhammad Ali, che il suo dio l’abbia in gloria, affrontò un campione di arti marziali che quasi gli fracassò le gambe a calci mentre lui mulinava inutilmente i pugni.

L’amicizia è fatta di fiducia, di stima e di condivisione.

Di un amico ti devi fidare: se sospetti che sparli di te alle tue spalle o che rubi in casa tua, non è più tuo amico.

Devi stimarlo: come si fa a essere amici di persone che consideriamo degli imbecilli o peggio?

E con lui devi dividere tutto: la confidenza, i soldi (chi ne ha pagherà anche per l’altro), la casa (bene preziosissimo quando si è giovani, e anche in questo caso chi ce l’ha ospiterà l’amico o gli amici).

Se si vuol diventare amici di qualcuno, ci si può riuscire? Con poche eccezioni, sì. Bastano a volte poche gentilezze, un favore non richiesto – se poi è richiesto, ancora meglio. Entri nell’orizzonte affettivo di quella persona e ci rimani, almeno finché sfiducia o disistima, o semplicemente le vicende della vita, non vi separino.

Tutto questo nell’amore non esiste.

Anzitutto scopriamo, con molta sorpresa e spesso anche con angoscia, di poter amare una persona che non risponde a quei requisiti rassicuranti che servono per diventare amici.

Puoi innamorarti di una persona di cui non ti fidi, bugiarda e traditrice; certo, t’incazzi, schiumi rabbia, minacci di lasciarla e forse ci provi anche, ma se sei innamorato tutto questo non basta: sarà sufficiente che lei si mostri pentita per perdonarla, anche se poi i tradimenti e le bugie ricominceranno.

E la stima? Mah. E’ dura ammetterlo, ma possiamo anche amare una persona che non stimiamo, che per esempio consideriamo inferiore a noi per intelligenza, senso etico o altro, ma di cui sentiamo comunque il bisogno. Possiamo chiamarlo attaccamento, dipendenza, ma alla fine temo che sia sempre amore.

Non parliamo poi della condivisione: gli amanti resi saggi dalla vita sanno che con l’altro bisogna condividere solo il giusto, niente di più. Il corpo di chi amiamo, per esempio, in poco tempo cessa di essere desiderabile se ci è diventato troppo familiare (motivo per cui diffido della convivenza e sono quasi sempre riuscito a evitarla). Ma lo stesso vale per tante cose di noi stessi, tante zone sensibili della nostra anima a cui è meglio vietare l’accesso alla persona che amiamo. Meglio non dire tutto, ma mantenere agli occhi dell’altro un po’ di mistero, anche se la cosa ci fa ridere e anche se certi momenti di slancio, di abbandono, ci sciolgono la lingua e ci spingono a confidare cose di cui il giorno dopo ci pentiamo.

La differenza più terribile e letale fra amicizia e amore, però, è che non puoi indurre l’amore nell’altra persona. O le scatta o non le scatta, non c’è niente da fare.

L’amicizia è fatta di un accumulo di meriti che acquisisci agli occhi dell’altro; l’amore è un salto di qualità netto, brusco, una discontinuità nel nostro grafico emotivo.

Non esiste merito in amore, altrimenti quella ragazzina della prima media avrebbe ricambiato ciò che provavo per lei: ero carinissimo, le facevo mille complimenti, l’aiutavo in classe (anche se per la verità lei era già brava), tutto ciò che avevo di bello lo dividevo con lei. Infatti sono diventato uno dei suoi migliori amici e siamo amici ancora adesso, a quasi mezzo secolo da quegli aneliti di undicenne; ma il suo amore non l’ho mai avuto. L’alchimia non c’era, non per lei almeno.

Un giorno le nostre madri, che sapevano tutto, le chiesero scherzosamente perché non cedeva al mio corteggiamento fitto e disperato, e lei diede una risposta memorabile: “Io potrei anche pensare di mettermi con Raul, ma se immagino di svegliarmi al mattino e trovarlo nel mio letto mi sento male”.

Fantastico! Lei poteva perfino concepire l’idea di fare l’amore con me fisicamente, perché no? Ma amarmi tanto da sopportare la mia presenza accanto a sé al momento del risveglio, quello in cui sei più vulnerabile, come se rinascessi ogni mattina uscendo dal tunnel misterioso del sonno – questo no! Poteva fare l’amore con me, non amarmi.

Grazie a lei ho imparato che l’amore è imprevedibile, ingovernabile, illogico, ingiusto. L’amore ti insegna a perdere anche quando hai fatto onestamente del tuo meglio per vincere, e ti prepara a quell’ultima sconfitta che ti aspetta laggiù, in fondo al sentiero delle stagioni e degli anni.

L’amore ti insegna a morire.

 

Nota sull’autore

Raul Montanari (www.raulmontanari.it) ha pubblicato tredici romanzi e tre libri di racconti. I più noti: La perfezione (Feltrinelli 1994) e, per Baldini & Castoldi, Che cosa hai fatto, Chiudi gli occhi, L’esistenza di dio, La prima notte, Strane cose domani (premio Bari, premio Siderno e Premio Strega Giovani 2010). Più di cento suoi racconti sono usciti in antologie, quotidiani e periodici. Con Aldo Nove e Tiziano Scarpa ha scritto Nelle galassie oggi come oggi (Einaudi), insolito bestseller nel campo della poesia.

Ha firmato il saggio Il Cristo zen (Indiana 2011). Inoltre opere teatrali, sceneggiature e traduzioni dalle lingue classiche e moderne (Sofocle, Seneca, Shakespeare, Poe, Stevenson, Wilde, Borges, Philip Roth e Cormac McCarthy fra gli altri). Scrive per varie testate e dal 2008 dirige il festival letterario Presente Prossimo. Dal 1999 ha una scuola di scrittura creativa a Milano, considerata fra le più importanti in Italia. Più di sessanta suoi allievi hanno pubblicato con editori come Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Feltrinelli, Guanda, Sperling&Kupfer e altri.

E’ il padre del post-noir, una narrativa di tensione che fa a meno di indagini e detective: storie di persone normali poste in situazioni eccezionali. Il suo ultimo romanzo, Il regno degli amici, uscito nel 2015 per Einaudi, ha vinto il premio Vigevano. Nel febbraio del 2017 uscirà il suo prossimo romanzo, Sempre più vicino.

E’ il più giovane scrittore ad avere ricevuto il premio istituzionale della città di Milano, l’Ambrogino d’oro (2012).

 

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