aver amato ogni donna più di sé stesso

di Gian Paolo Serino

Non esiste una vita completa. Esistono solo frammenti. Siamo nati per non possedere niente, perché tutto ci sfugge tra le dita. E tuttavia questo sfuggire tra le dita, questo fiume di incontri, le lotte, i sogni…meglio non pensare, come gli umani. Meglio essere risoluti, ciechi. Perché qualsiasi cosa facciamo, persino ciò che non facciamo, ci impedisce di fare il contrario. Ogni atto distrugge le sue alternative, ecco il paradosso. E la vita non è che una questione di scelte, ciascuna delle quali decisiva e insieme di poca importanza, come lanciare delle pietre nel mare. In molti hanno avuto una vita morigerata e non sapranno mai cosa significa dissipare la propria esistenza.

Lui voleva parlare, ma non sapeva bene come fare per un discorso che avesse un senso. Cominciò a pensare che tanta gente era già venuta a trovarlo e che lui non aveva più bisogno della gente. Con l’immaginazione incominciò a inventarsi gente sua alla quale poter parlare e spiegare quelle cose che non aveva potuto spiegare alla gente viva e vera.

Un giorno Lei cominciò a venire a trovarlo, quando da tempo non entrava più nessuno in quella stanza piena di libri. Io la consideravo in un certo modo. Lei veniva nella mia stanza piena di libri e si sedeva ed era troppo grande per quella stanza e sentivo che lei mandava via tutto il resto. Parlavamo di cose da niente ma io non potevo stare tranquillo. La volevo e poi non la volevo più. Un giorno successe una cosa: io le spiegai come ero io e come mi sentivo grande in quella stanza piena di libri. Parlai e continuai a parlare e all’improvviso tutto crollò: vidi uno sguardo nei suoi occhi e capii che lei aveva capito. Magari aveva capito da sempre. Le dissi cose terribili, le urlai di andarsene e di non tornare mai più. Riempii la casa di strilli. Non volevo vederla più e sapevo che dopo certe cose che avevo detto non l’avrei più vista. Lei uscì dalla porta. E tutta la vita che era stata in quella stanza piena di libri uscì con lei. Ero nella mia stanza e c’era tanta gente ed io ero solo.

Scrisse una poesia sul muro di fronte a lui.

Io sono il re dell’orizzonte.

L’ho dipinto io.

Lo dipingo su tutti i muri.

Siamo in equilibrio.

Lui in orizzontale, io che devo stare in piedi. Quando cado, lui si alza.

Sono il re e lui il mio regno.

Quando si alzano i muri davanti a me non ho paura, so che c’è lui.

Anche se non l’ho ancora incontrato.

Resta sempre lontano, alla fine.

Quando sarò più grande voglio andare ad incontrarlo.

Forse un giorno vedrò anche le cose che sono dopo l’orizzonte.

 

Distolse lo sguardo da ciò che aveva appena creato. Grazie all’amore. Anche se era andata via, continuò a pensarla. Lei che si tirava su i capelli con le mani. Poi li lasciava ricadere. Mi guardava. Rideva, ma senza il sonoro. Anche se si accorse che si era svolto tutto in silenzio: lui era un uomo fatto di ieri. Non era capace di amare davvero se non nel ricordo. Nel ricordo di un dolore senza nome, senza volto, senza età. Perché il suo vero dolore era quello alla fine di aver amato ogni donna più di se stesso. Per questo le aveva perse tutte. Se non nei ricordi.

nota sull’autore
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In libreria con il romanzo “Quando cadono le stelle” (Baldini e Castoldi)

Gian Paolo Serino (Monza, 31 Agosto 1972), critico letterario, ha ideato e fondato la rivista letteraria Satisfiction. E’ al suo primo romanzo.

Scrive di libri su “Il Giornale”. Ha collaborato con “la Repubblica”, “Libero”, “Avvenire”,  “Il Riformista”, “Il Venerdì di Repubblica”, “D-la Repubblica”, “L’Espresso”,  “Rolling Stone”, “GQ”, “Vogue”,  “Mucchio Selvaggio”, “Pulp libri”, “L’Indice dei libri”, “Vanity Fair”.  Ha lavorato con “Radio Capital” e “R101” con la Gialappa’s Band.

Ha curato l’edizione italiana de “Il Compromesso” di Elia Kazan, la biografia “Dylan Thomas. Vivere ” di Paul Ferriss e  “Così tante vite. Il Novecento di Giancarlo Vigorelli”, con prefazione di Claudio Magris. Nel 2015 ha pubblicato, con ampio successo di lettori e di critica, il saggio “Luciano Bianciardi.Il precario esistenziale” (Edizioni Clichy). “Quando cadono le stelle” è il suo primo romanzo, edito da Baldini e Castoldi.

 

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2 thoughts on “aver amato ogni donna più di sé stesso

  1. Lady Nadia

    Io credo che a 45 anni non sia giusto ritenere di aver compiuto ogni esperienza possibile e tantomeno nel frangente amore. Penso che sia una fase di vita, come tale la rispetto e l’intervista malinconica, comunque, mi è piaciuta molto.
    Questa donna che lui ha allontanato, troppo preso da sé, almeno così ho interpretato io, probabilmente non valeva quanto il vuoto che riusciva a riempire e che infatti ha avuto la meglio. Ma, nella vita, la “colpa” della fine di una relazione non è mai a senso unico. Probabilmente c’è stata una resa anche dall’altra parte.
    Auguro all’autore per il quale nutro gran stima e simpatia, di poter tornare ad apprezzare e ad apprezzarsi fino in fondo, in ogni ambito. Tutti hanno l’esigenza e il diritto di sbagliare. Chi ti ama non molla mai.
    Un caro saluto.

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