Innamoramento

di Antonio Russo De Vivo

 

dedicato, nascosto, liberato

 

Un uomo e una donna si guardavano come due fragili amanti proprio lì dove i treni partono e le persone vanno altrove e alcuni rimangono. Lui aveva il viso spigoloso e lo sguardo appassito di chi ha attraversato i cunicoli più impervi della vita, lei la pelle vellutata della giovinezza e due occhi che si celavano timidi in due conchiglie eppure spuntavano appena, inconsapevoli, a gettar luce qua e là, e quando si chiudevano per l’uomo c’era un tonfo brutto, e il tempo riprendeva il suo corso, e l’autunno di nuovo inoltrava. Ma non era autunno.

L’uomo stringeva con una mano una valigia e con l’altra una busta con dei regali, sotto il braccio un ampio cappello di paglia con un nastro rosso si teneva appena, pronto a volare forse. La donna reggeva solo una borsetta di pelle bianca, l’ampio vestito bianco si faceva lambire dal vento, e una collana di perle al collo rifletteva i raggi del sole. Il caldo d’inizio estate tutto intorno con la gente e il resto.

D’un tratto lui mollò bagaglio e busta, lasciò che il cappello seguisse la sua oscura volontà e gettò le mani, in un assalto vorace, ai fianchi di lei, che ebbe un sussulto e poi sorrise e toccò la pelle nuda delle braccia di lui come a restituirgli un colore pastello vivo. L’uomo, pieno di qualcosa che non aveva, avvicinò il viso raggiante a quello di lei, la fissò negli occhi per qualche attimo di nudità, poi si abbandonò alle labbra carnose della donna che a quel punto chiuse i suoi, di occhi. Anche lui li chiuse. Erano tutto in un contatto labbra e labbra, un profluvio di sapori, umori, energia che viaggiava dall’una all’altro e ritornava, in un circolo continuo.

Un altro uomo, rattrappito e dalla barba incolta e unta e l’espressione furba della lotta, passò sul tracciato parallelo a quello dei due amanti, in direzione della donna, e ignorando i due allungò il braccio sinistro, afferrò la valigia e proseguì, come se nulla fosse in quel momento.

Un’altra donna, magra e dalla schiena ricurva e dalla pelle scura e segnata da una vita sin troppo modesta, passò sul tracciato parallelo a quello dei due amanti, dall’altro lato rispetto a quello dell’altro uomo, in direzione dell’uomo, e ignorando i due allungò il braccio sinistro, afferrò la busta coi regali e proseguì, con un sorriso cattivo.

L’uomo e la donna si baciavano, le bocche si contorcevano e i corpi si muovevano lievi ma sinuosi. A tratti era come si mangiassero l’un l’altro, a tratti come se volessero vivere così per sempre.

La donna, nella stretta potente, lasciò cadere la borsetta bianca che, prima di toccare terra, veniva stoppata da un piede di un vecchio barbuto e ben vestito, il quale si abbassava, come ad allacciarsi le scarpe di pelle linde, la afferrava, si guardava ai lati mentre la infilava nella giacca, sotto l’ascella, e andava via.

La stazione era gremita, la gente sopraggiungeva, si salutava, rideva, era triste, urlava, fischiava, chiacchierava, e il rumore dei treni copriva tutto solo all’arrivo e alla partenza. La luce estiva si infilava e colpiva ampi spazi, la copertura in alto faceva poca ombra e non tutti potevano goderne per sfuggire alla calura.

L’uomo e la donna erano sotto la luce, dorati, in abbraccio e con le teste attorcigliate in una stretta passionale. “Finiranno?” si chiedeva l’adolescente che a tratti abbandonava lo smartphone per loro, e guardava estatico, come se di fronte a lui una cosa rara e impudica si palesasse con candore sfacciato. “Devono amarsi troppo” pensava una donnina scipita, fissando un po’ con invidia, un po’ con malumore. “Non si vedranno a lungo, o forse mai più” sussurrava un giovane con le cuffie che lo tenevano distante dalla vita, ma in quel momento no.

Poi le cose ripresero il loro corso, e le persone la loro vita, e gli eventi la loro piega: uno si appropriò della collana di perle di lei, un altro del pantalone di lui, un altro ancora del vestito di lei, e poi altri della t-shirt di lui, dell’intimo di lei, degli slip di lui. I due, senza staccare le labbra, lasciavano fare.

Quando la nudità ebbe fine, l’uomo e la donna abbandonarono la stretta delle labbra e lenti allontanarono gli sguardi, fissandosi. La donna aveva un sorriso incompleto, gli occhi tristi e umidi, l’uomo una piega in viso, quasi funesta. Erano lì, nudi, senza più nulla. Non parlavano. Si guardavano. Avevano paura. Non piangevano, lo volevano, ma il pensiero di addolorare l’altro li frenava. Potevano dirsi addio, liberare le lacrime e ricordare tutto all’infinito consentito. Potevano stringersi un’ultima volta, ma con quella stretta che fa mancare il respiro, come a voler prendere l’altro, a volerlo inglobare a sé, a fonderlo alle proprie viscere. Lui allungò le dita affusolate e sfiorò appena le labbra di lei, lei chiuse le conchiglie, lasciò implodere la luce degli occhi, contenne gli spasmi. Era tutto lì il pudore.

 

Nota sull’autore

13815039_10209995435232582_1703595012_n (1)Antonio Russo De Vivo, nato a Pozzuoli (Napoli), classe 1981. Ha preso parte ad antologie di racconti. È stato tra gli animatori, dal 2012 al 2014, della rivista culturale on line «Il Pickwick». Ha pubblicato racconti sui lit-blog «Scrittori Precari» ed «Extravesuviana». Un suo racconto è apparso sul sito web della rivista «Nuovi Argomenti», un suo testo su «Nazione Indiana». Svolge lavori di editing e di consulenza editoriale. È tra gli animatori di «CrapulaClub» ed ha un suo blog personale: http://correzionedibozze.wordpress.com/.

Advertisements

One thought on “Innamoramento

  1. Pingback: Innamoramento | correzionedibozze & editing

Comments are closed.