Sei strati di fedeltà

di Romano De Marco

Questa camera è un porto sicuro, il mio rifugio per le intemperie dello spirito e del corpo. Qui condivido i più bei momenti con l’amore della mia vita: mia moglie Piera. Ogni sera, prima di raggiungermi a letto, si massaggia il viso con la crema idratante. Quei gesti delicati e sensuali, sono il suo rituale.  Lascia un po’ aperta la porta del nostro bagno privato, perché io possa guardarla. Abbiamo scelto insieme ogni particolare della nostra camera, dalla tinta delle pareti al comò antico. È un pezzo del ‘700, scuola napoletana, bombato sui fianchi, con superbi cassetti intarsiati e una candida pietra di marmo per ripiano, a suggellare una fiera e intramontabile classicità.

L’armadio è un cinque ante, laccato bianco, con forme leggermente arrotondate e intarsi in noce con impiallacciatura a spina di pesce. Richiama la linea del comò, pur rivendicando una sua precisa identità sospesa fra l’antico e il moderno. È completo degli accessori più all’avanguardia: appendiabiti semoventi, ante a chiusura assistita, specchi incorporati con luci al led. Anche i comodini, della stessa linea, sono caratterizzati dalla curvatura del frontale e dai preziosi intarsi. Per le abat-jour abbiamo scelto la modernità della plastica trasparente Kartel. L’importanza dei mobili richiedeva complementi minimalisti per non scadere nel kitsch.

E poi c’è il letto.

Beh, quello è un vero capolavoro. Prodotto da una fabbrica artigianale di Phoenix specializzata nel luxury furnishing. Ebano e acero marezzato, con dettagli placcati in oro. La rete in doghe è straordinariamente confortevole, anche se il pezzo forte è il materasso. Un Hästens, naturalmente. Fuori misura, due metri per uno e novanta. Antistatico, antisettico, antibatterico… e anti qualcos’altro che adesso non ricordo. Sei strati di materiali innovativi a memoria intelligente: ultra comodo.

Poi ci sono la poltroncina Barcellona in pelle bordeaux e la piantana-libreria di design, in acciaio, sugli stessi toni. Tocchi di colore richiamati dal copriletto griffato che ho regalato a Piera per il suo onomastico. Infine il lampadario. Un murano tra il classico e l’innovativo, in vetro trasparente, a cinque lampade. Minimalista, ma allo stesso tempo importante.

Qui tutto rasenta la perfezione! Peccato solo che  da qualche settimana – ecco, da quando è successa quella cosa… Insomma, il mio rapporto idilliaco con la magia di questa stanza si è un po’ incrinato.

Piera era a Roma per un corso di formazione della sua banca e Patrizia a Milano per una consulenza. Un appuntamento di lavoro non programmato, maturato all’ultimo momento. Non la vedevo da  tre mesi e non mi andava di perdere l’occasione. Con Barbara, Giulia, Justine e Sandra è molto più facile organizzarsi. Le mie trasferte dall’editore a Roma, e  i festival letterari in giro per l’Italia, mi danno una certa libertà di movimento. Con Patrizia, invece, è sempre un problema. Il suo lavoro e il fatto che abiti a Trieste fanno sì che solo di rado si riesca a incastrare i nostri impegni.

Ecco perché, quando mi ha chiamato, non ci ho pensato due volte a invitarla a casa mia.

Sto lavorando al nuovo romanzo e avrei avuto difficoltà a giustificare la mia assenza con Piera, nel caso mi avesse telefonato sul fisso come fa di solito.

Le opzioni erano uno dei morbidi divani grigi fior di pelle, con pregiate cuciture interne, o la Jacuzzi semicircolare del nostro bagno principale. Alla fine, però, non ho resistito al richiamo del materasso Hästens a sei strati. Insomma, se le comodità ci sono perché  privarsene?

Dopo, mentre cancellavo ogni traccia dell’accaduto (non  perdo mai una puntata di CSI) mi sono accorto che qualcosa si era spezzato nel rapporto con quella camera. Eh, sì: avevo violato la sacralità di un luogo speciale, imboccando una strada senza ritorno. Ora non riesco più a vivere questa stanza come il rifugio, l’isola incantata che fa da sfondo al grande amore con Piera. Ora questi mobili, queste pareti, mi trascinano nel ricordo di qualcosa di proibito e sleale che deve rimanere al di fuori della magia del mio matrimonio. Sono un traditore ma ho dei valori; ho un’estetica e un’etica.

E’ a questo che penso, disteso sul morbido copriletto primaverile trapuntato. Cosa fare per risolvere la questione? Forse votarsi alla fedeltà coniugale? Espiare? Si può pretendere che il sole cessi di sorgere ogni mattina a est? Intanto, l’amore della mia vita esce dal bagno con finta disinvoltura… Adora compiacersi della mia silenziosa ammirazione, ma stasera si vede che ho la testa da un’altra parte. È bellissima nella sua camicia da notte corta, con i capelli raccolti.

“A che pensi?” chiede sedendosi accanto a me e prendendomi la mano.

“Stavo riflettendo… Tra poche settimane sarà il nostro  anniversario di matrimonio. Credo sia il momento di fare dei cambiamenti.”

“Cambiamenti?” chiede lei, mentre un’ombra le attraversa il viso. “Di che parli?”

“Piera, il nostro amore è troppo importante, non voglio che subisca una fase di stanca. L’intesa, l’attrazione, voglio che si rinnovino di continuo, che ci sorprendano giorno dopo giorno.”

“Ma è già così, caro” dice lei, sorridendo perplessa. “E’ così fra noi due!”

“Si, ma per fare in modo che nulla cambi è fondamentale un continuo rinnovamento.”

“Non capisco.”

“Ecco, per esempio” dico guardandomi distrattamente intorno. “Questa camera, ti rendi conto di quanto sia importante? Qui si perpetua la nostra promessa d’amore, la magia di quello che viviamo. Qui ci ritroviamo sempre.”

“Si” dice lei, guardandosi a sua volta intorno. “Amiamo così tanto questa stanza…”

“È vero, la amiamo, ma non dobbiamo rischiare che la nostra attenzione si concentri sul contesto, piuttosto che sul contenuto. È per questo che ho preso una decisione: per il nostro anniversario la rinnoveremo completamente!”

“Ma che dici caro? Io l’adoro così com’è! E poi, con quello che abbiamo speso per arredarla…”

“Non preoccuparti, spenderò il doppio se necessario! Rivivremo l’emozione di scegliere insieme ogni singolo pezzo, ogni particolare! Sarà bellissimo!”

Piera sorride e scuote la testa. “Quanto sei matto… sei l’uomo più matto e più meraviglioso del mondo”

“Certo tesoro! E anche il più innamorato e il più fedele!”

“Lo so… Questo lo so…”

Ci abbracciamo.

La soluzione mi pare adeguata, benché costosa. Certo, con Patrizia dovrò escogitare qualcosa di diverso, la storia del rinnovamento non può reggere più di una volta…

Che palle questo… riarredare di nuovo la camera… Proprio ora che Giulio si era abituato. E anche Marco, si trova così bene a dormire sullo Hästens. Speriamo di salvare almeno quello. E speriamo che lo chiamino al più presto per un altro dei suoi stupidi festival letterari. Ho voglia di rifare una non stop di fuoco con Alfredo. L’ultima volta abbiamo cenato a letto, con ostriche e champagne… meno male che sono riuscita a cancellare quella macchia dal ripiano del comò.

 

  

 

Romano_3Romano De Marco (Francavilla al mare, Chieti, 1965) alterna l’attività di scrittore a quella di responsabile della sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Ha esordito nel 2009 con Ferro e fuoco (Mondadori) a cui hanno fatto seguito Milano a mano armata (Foschi, 2011) e A casa del diavolo (Fanucci TimeCrime, 2013). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Morte di Luna, Io la troverò e Città di Polvere (gli ultimi due finalisti al premio Scerbanenco-La Stampa nel 2014 e 2015). Ha pubblicato racconti su Il Corriere della sera, Linus e su numerose antologie. È stato definito dalla critica “lo Scerbanenco post moderno”.

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