PORPORA

 

 

di Giuseppe Casa

Adesso abito al quinto piano di un palazzo vicino a uno che si chiama Porpora. Una volta avevo un cane che si chiamava Porpora. Poi è morto, sotto a un tir. Il mio appartamento è piccolo. Sono un poeta. Al piano di sopra ci vivono un branco di handicappati che non mi lasciano lavorare. Scrivo versi maledetti. Non è un lavoro duro ma è poco redditizio.

Al posto di trovarmi un inquilino per dividere le spese decido di assumere una donna delle pulizie. Non ce la faccio a pagare l’affitto. La mia cena è a base di merendine per bambini ma ho una donna delle pulizie. Lo so, non sembro il tipo. Se mi vedeste per strada, non direste mai, “ehi quello è uno che ha una donna delle pulizie.” No. Ho l’aria di uno che pulisce l’appartamento da solo, o se non lo fa vive nella merda. Invece no, ho una donna delle pulizie che si chiama Mary. Se non altro, avere una donna delle pulizie ti serve per uscire da casa. Io sono come Stephen Hawking, mi muovo a stento dalla sedia. Faccio un giro a piedi (i poeti disprezzano le macchine). Ma è solo perché Mary mi vuole fuori dai coglioni. Quando si mette a pulire è molto professionale. È solo una rumena. Mi fa impazzire perché insiste nel mettere ordine, mentre tutto quello che voglio da lei è che mi faccia un po’ di compagnia. Però mi costa poco. Ed io la sfrutto. È un’ex drogata. Praticamente con un piede nella fossa. Ha fatto un sacco di figli nel suo paese ed è costretta a fare la donna delle pulizie a casa mia per mantenere i mocciosi a Bucuresti o giù di lì. Ho avuto culo, devo dire, senza di lei potrei morire seppellito nel sudiciume. Sono un vero maiale.
Gina era ancora più maiale di me. Soffriva di un disordine interiore cronico. Cambiava faccia, culo. Cambiava connotati, mestrui. Cambiava odori, lavande vaginali, maschere antirughe e creme snellenti. Ma era sempre lo stesso vuoto. L’intimità marciva nel lager domestico. Certo capita a tutti di cadere nella trappola diabolica dell’ossessione per la persona sbagliata. E questa volta era toccato a me. Ora è finita. Ha detto che non vuole più vedermi, forse è meglio così, perché era troppo assurdo. Se Gina ed io fossimo rimasti insieme, alla fine ci saremmo seppelliti a vicenda sotto mucchi di merda, capelli e fango. Un giorno Porpora avrebbe sentito una puzza insopportabile, sarebbe entrato e ci avrebbe trovati morti e putrefatti, ciascuno sepolto sotto lo sporco dell’altro. Ogni tanto mi chiedo: chissà dove è andata a finire? Non ne ho idea.

 

Note sull’autore

G. Casa

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Giuseppe Casa, classe 1963, nasce a Licata, vive a Milano. Scrittore. Il suo ultimo romanzo è Metamorph, pubblicato per Foschi nel 2013. L’esordio, nel 1998, con il romanzo Veronica dal vivo per Transeuropa. Seguiranno: In questo cuore buio, Transeuropa Edizioni, 1999; La notte è cambiata, Rizzoli, 2002; Superfish a Manhatthan, Edizioni Interculturali, 2003; Diario di Orvieto, Tondelliana, Transeuropa Edizioni, 2004; Men on men. Antologia di racconti gay. Vol. 3, Arnoldo Mondadori Editore, 2004; Pit Bull. Cani che combattono, Stampa Alternativa, 2008; La Donna Del Lago, Lite Editions, 2012; Blues, Koi Press, 2012.

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