La parrucchiera Jola

Con la signora Kaszowska c’era da perdere la pazienza, ma a Jola piaceva il suo mestiere. Era brava, stendeva la tintura per i capelli senza sporcare le orecchie, con i bigodini arrotolava le ciocche rade delle vecchie e non procurava un solo lamento. Con il sapone grigio poi stendeva un raggio di sole nella tenera chioma delle fanciulle di campagna.

Era brava. A Modliszewice le donne si fidavano solo di lei. Erano tutti parenti, tremila anime, quasi un piccolo feudo, dove il nonno di Jola aveva dettato legge per lungo tempo, distribuendo il suo seme inverecondo a destra e manca. Era il sangue di maiale caldo e la vodka a ringalluzzirlo, l’abitudine lo accompagnò anche quando, bacucco impudico, non aveva il fegato di calarsi le brache.

Zenek, si chiamava Zenek, Jola ne parlava sempre e tutte la stimavano perché lei discendeva direttamente dal signorotto.

<<Trojanowski è stato arrestato>> gongolava la Kaszowska

<<Uhmm…>> Jola non era sorpresa

<<Sì, in osteria ha spaccato i denti ai fratelli Zdunek>>

<<Ah, povero cornuto!>>

<<Mica è colpa sua se Malgosia cavalca meglio di tutti i puledri di Modliszewice>>.

Jola bolliva le mollette, il donnone scuoteva il petto mentre ridacchiava soddisfatta. Sulla piana, tagliata in due dal fiume Czarna, si agitavano i ramoscelli bianchi del ribes che Jola coltivava per far conserve e liquori. Riempiva la cesta intrecciata con le lucide bacche giallognole che poneva a sedimentare. La Kaszowska si faceva in ghingheri per il matrimonio dell’ultimogenita e tutto il paese si preparava alla festa. Avevano chiamato gli zingari di Moldawa per l’accompagnamento musicale. Era stato un gesto importante, una specie di mano tesa dopo la tragedia, la rivoluzione che vide gli uomini di Modliszewicw impugnare forconi e vanghe e aizzarli contro i rom di Moldawa. I rom avevano ucciso Rafal, un giovane pasticcere di vent’anni, erano in due, ubriachi, lo investirono e fuggirono via. Rafal tornava a casa, nella casetta col tetto di paglia che divideva con la sorella, la parrucchiera Jola.

Fu una notte di sangue, gli uomini di Modliszewice misero a ferro e fuoco il borgo faraonico abitato dagli zingari ricchi, infilzarono le donne e i bambini, si diceva questo in paese, e nemmeno le guardie riuscirono a fermarli.

Bizzarra Kaszowska, gettava la corda, la giunonica paciera.

Ma era il momento.

<<Trojanowski è un vestito vecchio>>

<<Buon per lui, era ora>>. Jola preparava il te e le tartine di burro.

<<Devo stare molto in posa?>>

<<Come sempre>>

<<Trojanowski beve troppo>>

<<Già>>

<<Dammi un bicchiere, Jola>>. E il distillato di mirtilli diluito con la vodka. Lo mandò giù con un contegno patetico. Era un’ubriacona la Kaszowska, alitava alcol e lo sudava da bestia. Era grassa e accalorata e puzzava di urina.

<<Mi sento una signora, Jola. Ricordi la stagione delle ciliegie?>>

<<Sì>>

<<Ero bella, ero giovane. E il marito mio non teneva mai le mani a posto>>.

<<Hai fatto cinque figlie. Potevi concentrarti e dargli un maschio, al bestione>>.

<<Jan non lo voleva. Bastava un uomo solo in casa. Sai com’è, lui sbatte i pugni sul tavolo, poi gli passa, però. E mi alza la gonna da dietro e allora….>>. Con il grande culo si agitava ancora come una cagna, la Kaszowska. E Jan diventava scemo.

<<Altro che puttane, ci sono io! E sai che è una dote. A letto sono la regina, Jola>>.

(continua)

IMG_20160726_0003tratto da La parrucchiera (Outsider, 2006)

Copyright © Veronica Tomassini. Tutti i  diritti riservati trattati da Vicki Satlow Literary Agency,  Milano

 

 

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