Questa lettera è per Gian Paolo

Ti scrivo Gian Paolo così che le cose rimangono per sempre. Sai che ti sarò grata per il resto dei miei giorni?

Te l’ho detto tante volte: è per quell’aggettivo, “giovanissima”, che hai usato per presentarmi al mondo dei lettori in un tuo memorabile pezzo scritto per Il Giornale. Sì perché quel “giovanissima” mi diceva tante cose di te, quale sorprendente sensibilità, lungimiranza e delicatezza conservava quest’uomo, geniale, spavaldo, apparentemente incapace di mezze misure. Mesi prima, avevo commentato timidamente un tuo post. Non avevo esordito, non mi conosceva nessuno (bé insomma non è che adesso abbia miliardi di estimatori), ero proprio una particella insignificante dentro una valanga di commenti. Scrissi: caro Serino (ti ho dato del lei forse, sono così antica da farlo di solito), la ammiro, perché è così giovane e ha fatto tanta strada; io invece no, non sono giovane e non ho fatto nulla. Era vero. Avevo poco più di trent’anni, me ne sentivo duecento. Ma tu non potevi saperlo. Ero convinta di esserlo un’inconcludente, e lo ero. La mia vita faceva acqua da tutte le parti (non è che adesso…). Mi hai risposto gentilmente, non mi capitava mai, non mi cagava nessuno, nella scala sociale di facebook allora ero una portoricana. Divisione classista, in auge in certa letteratura del nord America (nda).serino 1

Esordisco mesi dopo. Tu Gian Paolo hai recensito il romanzo. Mi hai presentato come la “giovanissima” eccetera eccetera. Come facevi a ricordare? E mi colpì il ragionamento che doveva aver mosso in te l’uso di quell’aggettivo: riscattare, premiare, gratificare, chi ne aveva diritto in fondo. E anche se non lo avesse avuto: renderglielo. Regalare qualcosa.

Lo chiamo fattore ics, dò questo nome a tutte le eccezionalità. La tua lo è. E certo, non è facile sopportare un dono, qualche volta. Perché è un dono. Così quando leggo i tuoi momenti di bassa marea, sono di qua, dall’altra parte dello stivale, a esultare verso te, incoraggiandoti: passa, ti giuro, è un ciclo. Dopo c’è l’alta marea. Dopo c’è la piatta ed è più azzurra e luminosa che mai . E’ questo il segreto: passa.

Quando guardo la foto (che ogni tanto pubblichi di te bambino), che leggi assorto il tuo librone, sorrido. E penso: ecco là il genio in progress.

Gp bambino

il piccolo genio in progress

Passa tutto, Gian Paolo. Persino quando ogni dettaglio nella nostra vita ha perso utilità e decoro, torna a riprenderseli: decoro e utilità. Ricordo un pomeriggio in casa dei nonni, a Terni. Un pianto a dirotto nella braccia del mio amato nonno, una delusione d’amore (la prima devo dire di una lunga serie). Nonno mi carezzava il visino e mi consolava con tutta la verità dei suoi anni: passa tutto. Passa il bene, passa il male. GP

E noi lo accetteremo, Gian Paolo, perché non possiamo fare altro, perché siamo funzionali l’uno all’altro, noi e gli altri.

 

Advertisements