il giudizio

Non ho portato nessun taccuino ieri sera e a dir la verità non ho guardato le stelle. Il cielo sopra il porto era buio, salvo un paio di punte luminose intercettate casualmente, fissando la cima di uno dei tanti yacht attraccati alla banchina. Siedo di fronte a uno di questi. A bordo non vedo nessuno. Ci sono luci bluette che pescano giù verso i fondali, luci che suggeriscono le notti estive in qualche locale per clienti esigenti, lusso, Moet e chandon. Lascio che una donna mi mortifichi con i suoi consigli, fino a quando mi raggiunge una conoscente che riconosco come una manna, mi toglie dall’impaccio di incazzarmi sul serio. L’umiliazione di sentirsi dire da una tizia che non mi viene nulla cosa avrei dovuto fare della mia vita. Figurarsi. Parole inutili, poteva tacere, non avrei notato la differenza. Delle donne mi fido pochissimo, qui nei social mi sono ricreduta sul genere, nella vita ne ho una pessima opinione, conto sulle dita le eccezioni. Non piaccio alle donne, mi guardano con sospetto (e quindi sono costretta a non fidarmi, un cul de sac). Forse molto stupidamente mi invidiano o temono per i loro mariti. Mi viene da ridere. Sanno tutte cosa fare meglio di me. Hanno un mucchio di certezze, così sembra. Io non ne ho mai avute, non sono sicura nemmeno del mio nome. Imparate amiche mie a tacere, a farvi i cazzi vostri, guadagnerete in reputazione, sfuggirete alla condanna dei rompicoglioni.

Avete salvato qualcuno? No. Allora tacete. Andate al diavolo. Quando mi incontrate per strada voltate l’angolo, evitatemi. Liberatemi dalla vostra pesantezza borghese. Le donne che ho stimato e amato erano rivoluzionarie. Una sola. Una. Mistica, coraggiosa, rivoluzionaria. Si può stare per anni nello stesso posto e cambiare il mondo sapete. Non avete salvato nessuno. Tacete. La vostra ottusità mi procura male alla testa. Non avete idea di cosa sia stata la mia vita, di quale meraviglia, di quali mondi io abbia attraversato, restando sempre qui. Chi ha viaggiato di più tra me e voi dispensatrici di giudizi? Non rispondete subito.

Torno a casa e trovo questa musica per me. C’è chi ha pensato di dedicarmela. Ovviamente un uomo. Lui mi vede così:

 

Advertisements

2 thoughts on “il giudizio

  1. Stefania Palazzi

    Chi ha il tempo la voglia e la sfacciataggine di giudicare la vita degli altri, credo, abbia abissi di vergogna, di finto perbenismo falso ed ipocritalborghese nella propria… in un piccolo ( perché questo siamo) paesazzo di provincia, tu, hai seguito te stessa, hai arricchito queste genti che per la maggior parte hanno bisogno di ostentare status symbol su di essi x la pochezza delle loro anime, non ti hanno corrotto, non ti hanno “comprato”, ne te ne la tua penna, ti temono si, perché tu sei ” L’ESSERE” e molti troppi di loro “L’APPARIRE” .

Comments are closed.