Monthly Archives: September 2016

il fascino pericoloso dell’est (da Il Fatto quotidiano)

Non faccio nessuna morale. Racconto le storie. E sono vere. Voi dite luoghi comuni? Cosa vuol dire? E’ la vita. Meschina e ridicola molto spesso. Questo è il pezzo uscito oggi sulle pagine de Il fatto Quotidiano.

<<In alcune piazze del Sud, troverete ancora uomini temprati da almeno una guerra, ma li troverete a battersi il petto in mutande all’incirca, senza mostrine da reduci di nulla, dietro il gas di scarico di certi pullman in viaggio verso le frontiere dell’Est.  Beata ingenuità. Però ringalluzziti, resettati  come un sistema operativo che riprende alla grande. Inutilmente, perché alla fine è sempre la stessa storia. A Milano, l’imprenditore meneghino che si perde la moglie ucraina, a luglio, e  se la ritrova a settembre su Instagram, a New York, con un altro tipo, non ha scuse. Hai sposato una miss, da quei posti lì arrivano valchirie che nemmeno i servizi segreti riescono a fregare. Figuriamoci, l’amore. Macchine belliche, tutto qui. Non lapidate chi vi scrive. Siamo onesti. Anche il milanese si batteva il petto.  Bravo, tua moglie, l’ucraina, ti dice: ho caldo, è luglio. Tu le credi e dici: ok, esci. Lei esce e adieu. Non la vedi più. A Palazzolo anni fa ci fu la rivolta di un paese, avete presente l’ ”Aria del Continente” di Martoglio? Peggio.

Non erano ballerine del tabarin. Erano russe, polacche, romene. Donne dell’est insomma. Fu un gran caos. Avevano tutti perso la testa forse. Il giovedì e la domenica nella piazza del Municipio per i signorotti del posto era un piacere nuovo passeggiare e ossequiare di qua e di là. Le badanti erano in giro. Con la vocina intinta di virtù, bionde e cerulee, salutavano molto timide, molto discrete o esortavano con  remissività: “Lui signore molto buono con me, siedi con me signore”. E il pomeriggio assumeva il crepuscolo romantico di taluni romanzi delle sorelle Bronte. O i colori della steppa. Così drammatico e affascinante il rendez vous. E veniva quasi voglia di cambiarsi i connotati, a entrare nei pensieri dei signorotti del paese, coniugati immancabilmente con donnette al confronto, così doveva sembrare a costoro, la sera, chiusa la parentesi esterofila, tornando a casa. Cambiarsi i connotati: toupet rossicci invece che spaghi radi e bui o mustacchi da caballero. Seduti al tavolo con l’altra, cioè la meschina verità: la moglie. Scura e pelosetta e anche rachitica al confronto,  proiezioni sbagliate e ingiuste.

Le donne del paese, le mogli, un bel giorno, si sono proprio arrabbiate. Immaginate la piazza del municipio, le donne e non donnette, attraversarla imperiosamente, riparare imperiosamente nell’unica caserma dei Carabinieri e denunciare. Sissignore, denunciarle tutte: romene, polacche, russe, chiunque  pronunciasse un qualsivoglia tak in luogo di un sì, chiunque indossasse trine platinate e facesse la badante con qualche problema a comunicare in dialetto. Una taglia sulla testa. Sei straniera: crepa. Simbolicamente intendiamo. Vi fu questa specie di rastrellamento.  E non sappiamo se alla stazione “andarono tutti dal commissario al sacrestano (cit.)”. O se la beghina, non potendo dare più il cattivo esempio, avesse in soldoni azzeccato il consiglio giusto. Cioè i mariti poi sono tornati a casa? Finito di aspettare che la corriera tornasse indietro? Corriera che non è più tornata indietro.  Oh l’amore>>.

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edizione 20 settembre 2016

sulla nuova rubrica

Mi piacerebbe che questa neonata video rubrica dedicata ai libri proseguisse. Una video rubrica destinata ai social ma che inserirò anche qui. Leggere libri e parlarne.

Qui parlo di Letizia Di Martino che con le sue piccole inedite prose su facebook ha raggiunto la sensibilità di molti lettori, me compresa:

Questa non è una recensione.

di Giuseppe Casa

Questa non è una recensione.

“Togliere la vita è potere. È la purezza, è l’essenza del potere” si legge quasi a fine libro (pag. 80),  La voce dell’acqua, (e-book e libro) edito da Clown Bianco, neonata casa editrice di Ravenna. L’autore Stefano Mazzese mi ha fatto ricordare Jean Genet, che si è conquistato il titolo di “santo” in un saggio, a lui dedicato, (Saint-Genet)  nientemeno che da Jean Paul Sartre. Lì si parlava di un’idea di sovranità o di regalità nell’esperienza del Male, un concetto difficile, che Genet aveva studiato dai bambini, poi leitmotiv della sua intera opera. Non faccio paragoni. Anche in Kafka, nella raccolta La Muraglia Cinese c’è un racconto dal titolo: “Bimbi sulla strada maestra”, dove il piccolo Franz simula dei tic al viso per “costringere la sventura a verificarsi”. Persino Freud parla di “onnipotenza del bambino”. I bimbi di Mazzese hanno quindici anni, vestono sempre di nero, indossano catene e borchie, ascoltano musica black metal e sentono la voce dell’acqua. La trama si può rintracciare online.copertina-stefano-mazzesi

A me il “santo” interessa, non il santo della chiesa, sui piedistalli, inutile. A me interessa il santo in lotta, non l’artista, non il talentato nei capelli, come diceva qualcuno.

Saint-Mazzese ama il tradimento. Saint-Mazzese, forse senza esserne consapevole, ha tradito tutti i suoi colleghi italiani, autori di gialli seriali assurdamente innamorati di marescialli, investigatori, tenenti, commissari, capitani di vascello compromessi con il Bene. C’è evidentemente, in Mazzese, una necessità poetica oppure un… regolamento di conti con lo spirito di passività dilagante. Si tratta di un racconto contro la Storia come il piccolo Davide contro un Golia invertito, che di grande ha solo il culo. La letteratura autentica è sempre “prometeica”, perché mette in discussione le norme delle convenzioni e i principi della prudenza. Questo lo dice Bataille. Stefano Mazzese con La voce dell’acqua, con disinvoltura, con l’aria da niente, manda affanculo cinquant’anni di “benemerita” narrativa (di Stato) poliziesca italiana.

Io ho scritto queste righe per dirgli grazie.

(La voce dell’acquaStefano Mazzesi, Clown Bianco, pag.82, Euro 6.50)

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Giuseppe Casa, scrittore, vive a Milano, il suo romanzo più recente è “Metamorph”, edito da Foschi nel 2013

scrittori coraggiosi

Leggevo il commento dello scrittore Paolo Di Paolo in merito a una specie di tramonto del romanzo in grado di dividere, ingenerare opinioni, scandalizzare. Finita la mistica dello storytelling, osservava Di Paolo nel suo preciso intervento, il romanzo è molto di più. Non è nemmeno afferrabile dentro uno spazio dove contenerlo, il genere, lo stile.

Non esiste il tramonto del romanzo, forse per certi versi è in progress il tramonto di un’editoria coraggiosa che produca scrittori coraggiosi o viceversa, anzi meglio viceversa. Scrittori coraggiosi che producono romanzi coraggiosi. Non è che un autore ci debba raccontare dei suoi minuti onanismi e noi  gridare al capolavoro. La letteratura ha bisogno anche di operai o mestieranti, come in una redazione con i fedelissimi votati alle veline filogovernative? La letteratura deve rimanere antidemocratica.

Gli scrittori devono essere coraggiosi, sporcarsi le mani, raccontarci l’inaudito, pagare un prezzo sempre, l’isolamento, l’energia avversa dei fuori le righe. Lo scrittore vive in questo status. Non è il caso umano che ogni tanto ci vogliono proporre in alternativa alla terribile uggia. Franz Krauspenhaar:  lo considero uno scrittore coraggioso ad esempio. E non perché abbia – a mio modesto avviso – subito un isolamento immeritato (non che ci sia qualcuno che possa meritarlo o perché no). Fuori dal giro. A lui non frega niente dell’approvazione da conventicola. Ingestibile. Come ogni vocazione geniale. Sta alla finestra e se ne fotte abbastanza di quel che accade. Nel senso: la letteratura, non è un mio problema. Dice. Ne parlerò meglio, in seguito. E’ uscito di recente con il romanzo per Neo Edizioni, “Grandi momenti”. Ogni parola di Franz gronda sangue. Ed è una condizione essenziale perché abbia ancora senso parlare di arte, talento, bellezza. scrittoriblog

O prendiamo Houellebecq. Provate ad addomesticarlo? Provateci.

Scrittori, non vicini di casa, non dilettanti domenicali con il pallino della Lettera 32. Mausolei con il senso della naftalina. Il mainstream della medietà ha cagionato danni spaventosi, cancellato il gusto dell’estraneità che suggerisce la grazia, un prodigio. Non tutti devono scrivere. E chiamarsi scrittori. Sbadiglieremo fino a morire su pagine tediose di minuti onanismi. In una visione meschina e parziale del genio, daremmo ragione all’inutilità di questo vivere. Cos’è la bellezza, senza il genio, il dolore che pulsa ad ogni parola, il terrore, la gloria?

 

una escort di nome Elide

Arrivo a Elide grazie a Pia Covre che ha fondato il movimento per i diritti delle lavoratrici del sesso. Ripropongo esattamente l’intervista genuina, senza toccare una virgola, che ho usato per la preparazione del racconto poi pubblicato sulle pagine de Il Fatto Quotidiano. Significativa la capacità di Elide di sfuggire alle risposte.

elide 

Quanti anni hai ?

45

Come sei arrivata a questa scelta?

Non la definirei una scelta, piuttosto un percorso, una storia.
Qual è il prezzo che hai dovuto pagare? 
Per una escort è impagabile il super lavoro psicologico a cui è sottoposta costantemente ma…Se diventa un percorso, una storia, un flusso di esperienze che si intrecciano tra esseri umani, fondamentalmente, non sussistono soltanto prezzi o pagamenti, qui si tratta di ben altro…
Cosa significa essere una escort?
L’ immaginario comune predilige la escort come persona che ha tendenza a separare i propri vissuti affettivi da quelli cognitivi e comunque persona con personalità narcisista o borderline che per soldi e lusso è disposta a tutto.
In questo senso io sono diversa, anomala. Ho sempre avuto, o meglio, cercato, un rapporto positivo con il cliente laddove c’è soddisfazione per tutti e due. Ci siamo interessati a vicenda, ci siamo scambiati i nostri racconti, abbiamo stabilito un qualche tipo di rapporto, magari a termine. Come escort mi sono anche tanto divertita : mi sono vestita in modo elegante, mi sono truccata e pettinata con piacere, sono stata donna fino in fondo senza sminuirmi nella dignità e senza minimizzarmi a donna superficiale facile da comprare.
Come si svolge la tua giornata?
Investo molto tempo in attività mentali e fisiche. Organizzo, interagisco, condivido.
Ci sono stati momenti pericolosi o difficili? Quali?
I momenti pericolosi nella vita di una escort possono essere molti. Rapine, soprusi e violenze sono all’ ordine del giorno e c’è sempre il cliente che si mimetizza con grande abilità e scaltrezza, maniaco o psicopatico che può attentare alla tua vita, ma questo è un discorso vecchio come il mondo.
Invece, ad oggi, sposterei l’ ago della bilancia della pericolosità per una sex worker su altri piani.
Sul piano, ad esempio, non attentamente monitorato ed analizzato dello stalking, del cyberbullismo e del terrorismo da parte di una massa sempre maggiore di clienti.
Oppure sul piano, ad oggi tabù, del difficile rapporto delle sex workers con lo Stato e il mondo delle Istituzioni.
Quale sono le tariffe? Quanto arrivi a guadagnare?
Ormai, ad essere onesti, le tariffe non esistono quasi più. Il cliente contemporaneo ama distorcere il rapporto prostituta-cliente dal punto di vista soprattutto economico per illudersi di avere così maggiore controllo. Questo bisogno di controllo che gli comporta benessere  ( grazie alla dopamina che produce nel cervello ), lo predispone a diventare  addict, ossia cliente che non riesce a smettere di dipendere dal controllo sulla persona che si offre per denaro. E le tariffe attuali , ai minimi livelli,  che io definisco neoliberiste,  facilitano il   pensiero unico  del cliente contemporaneo poiché gli hanno aperto la strada al diritto altrettanto “unico ” di prendersi tutto senza spiegazioni e senza pagare il dovuto.
A ciò aggiungo anche un punto di vista della percezione degli altri su di noi : la sex worker così come la escort in tutte le sue sfumature fino a qualche anno fa era ancora una personalità da ricercare, alla quale interessarsi, alla quale fare un regalo per la sua bellezza, simpatia o altro. Ora non più. La sex worker è percepita come una donna già sfruttata da sfruttare, quindi senza valore.
In un contesto simile, là dove il mio essere storicamente donna, escort autodeterminata non viene preso in nessuna considerazione e anzi, viene calpestato e misconosciuto quando è un mio diritto, non guadagno nulla !
Le richieste più assurde?
Non sono le richieste più assurde a scandalizzarmi o comunque stupirmi o sconvolgermi quanto chi me le fa. E’ un discorso complesso che, a parlarne, violerei la privacy di molte persone.
Sei riuscita a evitare i criminali, i protettori, le tratte. Ci
vuole coraggio credo in questo mestiere. Come hai fatto?
Fino a qualche anno fa non era difficile evitare criminali e protettori, c’era molta più possibilità di indipendenza. Ora è cambiato tutto anche per chi era così fortunata.  In questo momento i grandi criminali non si possono evitare poichè organizzano il nostro destino lavorativo operando anche da paesi extra Ue via informatica ( internet ) tramite un sistema di demolizione del nostro lavoro. Hanno fatto sì che la percezione che gli altri abbiano dell’ essere sex worker o peggio della  escort autodeterminata sia cosa da disprezzare a tal punto da sviluppare in pochi anni un esplicito annientamento della dignità di tutte le sex workers. Il motivo di questo operato ? Volontà ferrea nel voler guadagnare soldi sulla pelle delle altre persone ma anche desiderio irrefrenabile di umiliazione altrui, potere e controllo.

Quindi rispondo alla domanda: ad oggi neanch’ io posso evitare questa nuova dittatura criminale. E questo mi dà da pensare.

 

 Avere davanti un cliente, dover dare comunque se stessi: cosa
significa? Si arriva a imparare, a accettare?
No no, sarebbe troppo triste e ripiegante  imparare, accettare chi, che cosa ? Tollerare il cliente , il rapporto con lui, le sue nevrosi, le sue cattiverie, odi etc.  Preferisco la parola   rispetto  o l’ importanza di  essere sé stessi nel rapporto con il cliente e riconoscergli qualcosa di positivo.
Gli uomini spesso vogliono immaginarsi cosa stia pensando una escort mentre sta con un cliente.
Non penso interessi loro cosa io stia pensando durante un incontro.
Quali pensieri speranze desideri ti aiutano ad andare avanti?
Pensieri che si tramutano in progetti di persona che guarda al futuro con stupore, coraggio e creatività.
Speranze di non rivivere delusioni cocenti già vissute.
Desideri di una vita matura, serena, sganciata da ideali performanti e a volte eccessivamente burrascosi