non mi hai mai guardato

Cetty poteva sparire per giorni. Tornava scarmigliata, graffiata, sopravvissuta a qualcosa. Erano giorni di inquietudine per tutti, anche se sapevamo molto bene che Cetty era in giro a cercare la roba, finita in qualche pasticcio, da cui riusciva sempre a cavarsela. Quando finiva i soldi, Cetty spariva. Dicevano che era abituata a farlo, che poi aveva fatto la vita come la madre. La sera ci vedevamo nel solito pub dove il giovedì passavano musica jazz. Massimo era un vero appassionato di musica jazz. Io odiavo il jazz. Cetty era ricomparsa, come un fiore al suo risveglio, un abito bluette, le ballerine ai piedi, i capelli luci e neri. Massimo ascoltava il pezzo di jazz, concentrato dentro i pigri gorghi di fumo che salivano al soffitto. Era autunno, forse. E comunque era sempre crepuscolo se avessi dato retta ai miei stati d’animo e anche a quelli degli altri. Così quando fuori Massimo dava di stomaco, alle sue spalle osservandolo delusa, gli dissi: <<Tu non mi hai mai guardato, allora sai le cose che non vengono guardate, poi muoiono>>.

Le cose.

Ripetei una frase che affiorò in sogno, appena la notte prima, simile a un narciso in uno stagno schiacciato nell’abisso. Mettevo un mai o un sempre di troppo di traverso tra me e i compagni della valle, era abbastanza sciocco provare tutte le volte la soluzione della compassione. Presi le chiavi della Renault 4 di Massimo, salii in macchina, accesi lo stereo, erano gli Smiths. Massimo ora si era ripreso, poggiato alla parete del pub, fumava. La ressa nel pub si intuiva dalla luce opaca giallastra che calava sui volti bruni, in ombra. Chiusi gli occhi, con la voce di Morrissey, immaginai riconciliazioni piene di passione, un abbraccio primordiale capace di cancellare ogni sussulto pauroso. Ero piena di paure, ma era un segreto che non avrei confidato a nessuno, mai. Sentivo le lacrime scendere e ingoiavo il fumo della Marlboro con una timida gratificazione. Sognavo ancora il grande amore. Aprii gli occhi e vidi Massimo, alla parete, guardava me? Sai Massimo devi guardarmi, se no le cose muoiono.

(continua)

Copyright © Veronica Tomassini. Tutti i  diritti riservati trattati da Vicki Satlow Literary Agency,  Milano

 

 

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