il fascino pericoloso dell’est (da Il Fatto quotidiano)

Non faccio nessuna morale. Racconto le storie. E sono vere. Voi dite luoghi comuni? Cosa vuol dire? E’ la vita. Meschina e ridicola molto spesso. Questo è il pezzo uscito oggi sulle pagine de Il fatto Quotidiano.

<<In alcune piazze del Sud, troverete ancora uomini temprati da almeno una guerra, ma li troverete a battersi il petto in mutande all’incirca, senza mostrine da reduci di nulla, dietro il gas di scarico di certi pullman in viaggio verso le frontiere dell’Est.  Beata ingenuità. Però ringalluzziti, resettati  come un sistema operativo che riprende alla grande. Inutilmente, perché alla fine è sempre la stessa storia. A Milano, l’imprenditore meneghino che si perde la moglie ucraina, a luglio, e  se la ritrova a settembre su Instagram, a New York, con un altro tipo, non ha scuse. Hai sposato una miss, da quei posti lì arrivano valchirie che nemmeno i servizi segreti riescono a fregare. Figuriamoci, l’amore. Macchine belliche, tutto qui. Non lapidate chi vi scrive. Siamo onesti. Anche il milanese si batteva il petto.  Bravo, tua moglie, l’ucraina, ti dice: ho caldo, è luglio. Tu le credi e dici: ok, esci. Lei esce e adieu. Non la vedi più. A Palazzolo anni fa ci fu la rivolta di un paese, avete presente l’ ”Aria del Continente” di Martoglio? Peggio.

Non erano ballerine del tabarin. Erano russe, polacche, romene. Donne dell’est insomma. Fu un gran caos. Avevano tutti perso la testa forse. Il giovedì e la domenica nella piazza del Municipio per i signorotti del posto era un piacere nuovo passeggiare e ossequiare di qua e di là. Le badanti erano in giro. Con la vocina intinta di virtù, bionde e cerulee, salutavano molto timide, molto discrete o esortavano con  remissività: “Lui signore molto buono con me, siedi con me signore”. E il pomeriggio assumeva il crepuscolo romantico di taluni romanzi delle sorelle Bronte. O i colori della steppa. Così drammatico e affascinante il rendez vous. E veniva quasi voglia di cambiarsi i connotati, a entrare nei pensieri dei signorotti del paese, coniugati immancabilmente con donnette al confronto, così doveva sembrare a costoro, la sera, chiusa la parentesi esterofila, tornando a casa. Cambiarsi i connotati: toupet rossicci invece che spaghi radi e bui o mustacchi da caballero. Seduti al tavolo con l’altra, cioè la meschina verità: la moglie. Scura e pelosetta e anche rachitica al confronto,  proiezioni sbagliate e ingiuste.

Le donne del paese, le mogli, un bel giorno, si sono proprio arrabbiate. Immaginate la piazza del municipio, le donne e non donnette, attraversarla imperiosamente, riparare imperiosamente nell’unica caserma dei Carabinieri e denunciare. Sissignore, denunciarle tutte: romene, polacche, russe, chiunque  pronunciasse un qualsivoglia tak in luogo di un sì, chiunque indossasse trine platinate e facesse la badante con qualche problema a comunicare in dialetto. Una taglia sulla testa. Sei straniera: crepa. Simbolicamente intendiamo. Vi fu questa specie di rastrellamento.  E non sappiamo se alla stazione “andarono tutti dal commissario al sacrestano (cit.)”. O se la beghina, non potendo dare più il cattivo esempio, avesse in soldoni azzeccato il consiglio giusto. Cioè i mariti poi sono tornati a casa? Finito di aspettare che la corriera tornasse indietro? Corriera che non è più tornata indietro.  Oh l’amore>>.

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edizione 20 settembre 2016

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