I ragazzini morti di Siracusa (da Il Fatto Quotidiano)

Il male si è compiuto in un deserto. Solo a guardarlo sembra che ogni possibilità smarrisca la prestanza, che nulla accadrà mai. E’ un confine di Siracusa, ma la città non esiste in realtà se non nella proiezione fasulla di alcune vie del centro storico, tutto il resto è uno spregio cementizio, senza ordine, pudore, bellezza. Il caos è la periferia, è una specie di albume che rastrella gli inetti, i criminali, i barbari, perché diventassero orde da indottrinare, sacche di demenza o all’occorrenza di voti; il tempio dell’illegalità si concentra intorno alla periferia, il luogo dove convulsa e disordinata si perde la geometria urbana che alterna fogne a cielo aperto, condomini popolari, rupi e steppe di cardi. Sono zone di spaccio o di nulla. Condomini simili a fortini. Torri cadenti. Mondezzai. Lager per una umanità negletta, scura, sporca, più negletta scura sporca delle altre.

 

mazzarrona

Mazzarruna

Ma non è la povertà pedante a nutrire carcasse e non essere umani. In quell’esecuzione feroce e ottusa, mentre il povero vecchio ambulante urlava e bruciava come un tronco, si celebrava la vuotezza e il delirio, esplodeva la rabbia radicata e insulsa, diventata un solco, un neo, un fossile nel gene di generazioni e generazioni. La rabbia  brillava negli occhi dei torturatori. Il vecchio ambulante sopravvissuto a una guerra. E non al male più ignorante esercitato da una banda di ragazzini. Il vecchio ambulante sta per morire. I suoi torturatori sono già morti. Sono nati morti. Non è un’iperbole. I simbolismi in quella periferia di Siracusa dove si è commesso il delitto sono prossimi terribilmente alla vita.  Mazzarruna è il nome generico dove passa tutto, ogni abominio e ogni falanstero.  Loculi senza lucernari. Inavvicinabile, malgrado i propalatori del restyling edilizio gridino alla rinascita, millantando cooperative che a scanso di equivoci sono la pezza nuova nel vestito vecchio. E vorremmo crederci se non fosse il testamento di un fallimento, l’idea di comunità frana rumorosamente entrando a  Mazzarruna e nelle vie che ne autorizzano le infamie, via Italia, Santa Panagia, via Grottasanta.

Zone di allerta, ma non vogliamo fare i demagoghi. Mazzarruna è una iattura. Non c’è riscatto, non c’è salvezza, né preti di frontiera, non oratori che raccolgano fiori nel fango. Centri giovanili. Rimangono schegge periferiche, di bassa criminalità, schegge pasoliniane prive della poesia del dolore. Carcasse. Tutto è fagocitato e risputato a Mazzarruna. Nell’inutilità. Non c’è impegno civile che militi qualcosa di simile all’onestà, alla partecipazione; non abbiamo chi imitare. Siracusa è una città con la vocazione al commissariamento, con una commissione antimafia che indaga sugli illeciti del palazzo (potrebbe restare ab aeterno). La città di gettonopoli. Governa l’ignoranza, non solo intesa nel senso di preparazione (prescolare?). Una cafonaggine generale, è la definizione più giusta. Governati dalla cafonaggine (o dell’inestetica della cura). Cafonaggine da parvenu.

Quindi i ragazzini sono automi in certi luoghi mortali, come Mazzarruna, dove alle spalle viene consumato il delitto, un vecchio brucia nel riso disarticolato di imberbi, di automi.  I ragazzini morti di Siracusa, li chiamano bulli. Ma sono morti.

 

L’originale è uscito sulle pagine de Il Fatto Quotidiano – edizione lunedì 10 ottobre 2016

e qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/siracusa-il-rogo-e-quei-ragazzini-che-chiamano-bulli-ma-sono-morti/

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21 thoughts on “I ragazzini morti di Siracusa (da Il Fatto Quotidiano)

  1. Cristina Aripoli

    ciao cara Veronica ciò che tu narri è realtà..in parte..da anni esiste un gruppo di volontari che tenta, spendendo energie ed economie e facendo battaglie per salvare i “morti” di cui parli. Un quartiere, che inizia a svegliarsi se pur con mille difficoltà. Una scuola diroccata come tante altre della nostra città, Siracusa e del nostro grande paese, Italia ospita un casa…LA CASA DEI CITTADINI un luogo di incontro dove creatività, diversità, altruismo e voglia di riscatto vincono quotidianamente. Poi c’è chi fa tanto altro x distruggerlo e poi ancora chi va a Mazzarruna solo portando pacchi di pasta x elemosinare voti…poi c’è chi non conosce che a Mazzarruna vivono bambini dall’enorme esigenza di affetto. Mazzarruna cara Veronica non è a IATTURA…Mazzarona ed il quartiere Grottasanta sono una grande bellezza dimenticata da chi vuol vedere solo criminalità e distruzione. Mi sento le tue parole sulla pelle e sul cuore perchè ogni giorno dei volontari buttanu sangue anima e core per salvare vite, raccolgono fiori nel fango. C’è impegno civile che milita quotidianamente, qualcosa di simile all’onestà, alla partecipazione; abbiamo chi imitare. Abbiamo chi imitare e ti invito ad impegnarti anche tu per vedere e scendere con noi in campo. In mezzu alla munizza, al degrado, alla criminalità, allo spaccio…c’è chi lotta ed educa all’onestà, rispetto e voglia di cambiare quella disgraziata Mazzarruna in una grande BELLEZZA.
    grazie per l’attenzione, CRISTINA VOLONTARIA DELLA CASA DEI CITTADINI, MAZZARONA

    1. Francesco Minniti

      Cristina ha scritto la risposta che questo articolo (o meglio sfogo pessimista) meritava.
      Le periferie ed i degradi sopra decantati sono ormai noiosi, aggiungere l’aggettivo pasoliniano è un tentativo di elevare lo scritto, di esibire una cultura che però cade, o meglio scade, in una descrizione cieca, oserei dire superficiale di una realtá molte complessa che non è solo siracusana o solo di periferia.
      Io ci sono nato e cresciuto in quella periferia e ti assicuro che non sono tutti brutti, sporchi e cattivi e ti assicuro che le persone che lottano ed educano all’onestá, citate da Cristina, sono quelle di cui dovresti parlare, se vuoi veramente aiutare i morti viventi che accusi.
      Parla e descrivi l’impegno degli onesti, se non vuoi entrare alla Mazzarrona.

      1. veronica tomassini Post author

        Siete solo buoni a prendervela e a difendere i vostri meriti. Cristina alzava lo sguardo. Lo faccia anche lei. Non metto in dubbio che esistano tantissime brave persone, ma non è un po’ un’ovvietà ribadirle che l’articolo non voleva metterlo certo in discussione?

  2. Salvatore Russo

    Abito quel quartiere e non mi sento assolutamente un inetto, un criminale e penso di non essere un barbaro. Un vero peccato. Si vede che non conosce la realtà di tante persone ed associazioni che quotidianamente fanno di tutto, spesso senza nessun aiuto, autofinanziandosi. Inviterei la giornalista ad un incontro per farle toccare con mano la realtà.

      1. Salvatore Russo

        Mi permetto molto delicatamente di farle notare che è lei che vive in un comodo abitacolo. C’e’ tanta gente che si spende per il miglioramento della nostra città, a titolo gratuito. Mi ripeto, un vero peccato. Una giornalista di grande spessore come lei che si presta al qualunquismo. Buona serata.

      2. veronica tomassini Post author

        Guardi che l’articolo non parla mica dei nostri comodi abitacoli, ma è pretestuoso per questa tendenza molto inutile al rionalismo, non ci aiuta, non serve. Leggete un aggettivo che non vi piace e con pignoleria ve lo sentite addosso. L’argomento è un altro. Fate gli struzzi è quel che si aspettano da voi. Contenti così. Buona serata.

  3. Corrado

    Che brutto articolo. Un esercizio di stile fine a se stesso. In quei luoghi ci sono cresciuto per una trentina d’anni e non è come descritto (scommetto che l’autrice non ci ha mai vissuto)… il branco che si scatena sul più debole è purtroppo un evento che può succedere ovunque e con le stesse modalità. Per tutti esiste una possibilità, anche per i c.d. morti.

  4. Intagliata Antonella

    Carissima signora, io abito alla Mazzarrona e tre dei miei fratelli sono docenti, non le permetto assolutamente di offendere senza alcun riguardo, l’Ignoranza e’ una brutta bestia……

    1. Carmelo La Mesa

      Penso sia inutile cercare i più facoltosi vocaboli da romanzo letterario quando la più grande delle proprie virtù è senza dubbio l’ignoranza. “Signora” Veronica Tomassini non mi sembravi così disgustata di Siracusa quando ci hai onorato della tua presenza.
      Aspettiamo in molti con ansia di sapere quali sono i nomi di questi “ragazzini morti di Siracusa” come definiti dalla “signora” Tomassini ed a noi siracusani o meglio dire a noi Siracusani ti assicuro cara Veronica che la cosa preme molto più di te e non di certo per scrivere il nostro glorioso articolo.

  5. Carmelo La Mesa

    Penso sia inutile cercare i più facoltosi vocaboli da romanzo letterario quando la più grande delle proprie virtù è senza dubbio l’ignoranza. “Signora” Veronica Tomassini non mi sembravi così disgustata di Siracusa quando ci hai onorato della tua presenza.
    Aspettiamo in molti con ansia di sapere quali sono i nomi di questi “ragazzini morti di Siracusa” come definiti dalla “signora” Tomassini ed a noi siracusani o meglio dire a noi Siracusani ti assicuro cara Veronica che la cosa preme molto più di te e non di certo per scrivere il nostro glorioso articolo.

  6. Carmela Caia

    La Sra più che un articolo ha scritto la prima pagina del suo nuovo romanzo, approfittando di un evento di cronaca sicuramente grave che purtroppo è accaduto nella nostra città per focalizzare la sua attenzione solo su un quartiere per parlarne oltretutto nn male, ma malissimo. Detto questo è evidente che è riuscita nel suo intento cioè mettersi in mostra sul social totalizzando numerosi like, che è evidente che nn le interessa parlare della parte sana ma solo di ciò che è marcio, ricordandole oltretutto che il marcio lo trova dovunque senza andare troppo lontano ed ovviamente se lo si vuole vedere, mi sarebbe piaciuto che lei si fosse limitata al suo diritto di cronaca perché sinceramente trovo tutto il resto da lei narrato solo una sua personale interpretazione Nn corrispondente alla realtà. …..per cui nn mi sento affatto colpita dalle sue parole, e Trovo il suo narrato esageratamente fantasioso.

    1. veronica tomassini Post author

      Invece lei ne capisce di giornalismo, la differenza tra un pezzo di cronaca e d’ambiente o di giornalismo letterario. Indignatevi sì, ma con onestà, mi avete scocciata, per le omissioni e le omertà e le ipocrisie. Vada a firmare la petizione se non l’ha già fatto. Iniziative ridicole.

      1. Carmela Caia

        Cara sra mi spiace per lei ma credo che al Pulitzer nn ci arriverà mai, al massimo un Campiello per la narrativa, e mi creda di giornalisti ne troviamo ogni angolo, ma veramente pochi sono integri nella loro morale e nel giudizio e sanno fare la differenza per cui ripeto il suo articolo nn mi indigna affatto…..Saluti

  7. G!

    I Siracusani sono come quelle mamme che andando a scuola a chiedere il rendimento dei proprio figlio non accettano le critiche, non ne fanno tesoro, sanno solo dire quanto il loro figlio si impegni a casa!
    La città è perduta, lo è dentro Ortigia dove la sporcizia ne è sovrana, dove i furti sono all’ordine del giorno e le forze dell’ordine sono impotenti contro un sistema che rimette in circolo i delinquenti dopo 24 ore.
    Ma lo è ancora di più fuori Ortgia, non esiste decoro cittadino, puoi prendere quattro casse e fare una bancherella a ogni angolo della strada, puoi in pieno giorno svuotare la tua casa vicino al cassonetto senza che nessuno ti dica niente. Nelle periferie tutto questo è moltiplicato dal deserto delle istituzioni. Questo articolo va letto sapendo già che l’ ignoranza di questa periferia è dovuta da questo deserto istituzionale, che non le aiuta a cambiare, a rinascere, lasciando solo al proprio destino chi vi abita. Va letto sapendo che i volontari fanno molto, ma senza l’aiuto del comune diventa tutto molto difficile. Questi sono punti fermi che non vengono messi in dubbio dall’articolo.

    1. Carmela caia

      Sono sicura che lei vive nella città “del mulino bianco” perché tutto ciò che lei descrive succede in tutte le città d’Italia per cui sarà Milano come Roma come Napoli ecc ecc quindi sinceramente nn ne capisco il suo accanimento forse ci saranno in lei esperienza recondite che le fanno odiare tanto la nostra città e giusto per diritto di cronaca noi ripugnamo un atto del genere e vogliamo che presto venga fatta giustizia, ma nn per questo facciamo di tutta un’erba un fascio, nn tutti i giovani sono vuoti come lei pensa, anche se a lei viene difficile crederlo il mondo e nella fattispecie i siracusano nn sono tutti marci……

  8. Salvatore Russo

    Senza nessuna pubblicità 126 siracusani hanno firmato la petizione, quindi non sono d’accordo con il suo pensiero. Lei ha una sua visione di Siracusa che è diametralmente opposta dalla mia di visione. Non avendo io la possibilità di scriverle, avendomi lei bannato a causa della petizione da me lanciata per chiedere al “Fatto Quotidiano di approfondire cos’e’ Siracusa e di contattarmi affinché possa fungere da tramite con le associazioni operanti sul territorio, al fine di conoscere la vera realtà di Siracusa. Una delle città più belle al mondo che però ha dei problemi al pari di tutte le città del mondo. ” Dicevo non avendo la possibilità di scriverle essendosi lei voluta sottrarre al dialogo le scrivo qui, le voglio proporre di leggere un brano del libro di Rosaria Cascio che lei ha, come da suo video, il 21 ottobre 2016, qua a Siracusa. Sarà un modo, se lo vorrà, di un pacato confronto per farle capire che Siracusa non è quella da lei descritta. Non che io abbia la presunzione di convincerla ma giusto per dimostrare che lei neanche verrà, che non accetterà, dato che dall’alto del suo piedistallo, nel suo comodo abitacolo, ha già detto che siamo in un deserto, che siamo tutti morti.

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