L’amore vero

Io e Romina sedevamo sui gradini del porticato. Il mare era immobile. Era un pomeriggio di ottobre. Massimo discuteva con Cetty, storie di roba, di soldi, di impicci. Guardavo Massimo scoprendomi commossa dalla sua magrezza, dalla spada che vibrava sulla sua schiena scarnificata. Sapevo che un giorno non lo avrei visto più, che sarebbe finito come gli altri tossici di Mazzarruna. Sarebbe finito sotto terra ed era inutile che lo amassi. Lui sembrò rispondermi, voltandosi mi sorrise appena, con i pochi denti. Era così giovane. Lo eravamo. Eppure sarebbe finito tutto in quel cimitero di case franate sulle nostre timide speranze. Ne avevamo ancora qualcuna da giocare sul tavolo dell’azzardo. Avrei scommesso di uscire un giorno da lì. Lo dissi a Romina, Romina fumava e non mi dava retta, fissava un punto, persa dietro a solide preoccupazioni. <>, la chiamai, lei spense la cicca e si alzò, scrollandosi la polvere dai pantaloni. Le dissi: andremo via di qui. Lei mi guardò, stavolta fissava me e solo me, poi cambiò sguardo, diventò cupa e immobile come quel mare di ottobre. <>. Urlò e andò via, entrò nella bocca fradicia dell’androne del condominio popolare, la radiolina accesa al primo piano suonava la canzonetta pop napoletana, squallido pop melodico. Nella sacca tenevo un nuovo romanzo, dovevo  leggerlo a Cetty perché le era piaciuto il giorno in cui, in baracca, le lessi le righe di Buzzati, Un amore. Avevamo bisogno di parlarne, a Cetty piaceva che le si parlasse di amore, ma l’amore vero. L’amore vero: era ancora una speranza giocata sul tavolo dell’azzardo. Tu ci credi? mi chiese Cetty, quel giorno in baracca. mazzarruna-1

Ho detto:.

Così presi il libro dalla sacca, era il romanzo di Evan Hunter, Il seme della violenza, presi una pagina qualsiasi. Mi alzai, sotto il porticato, lessi a voce alta: <<(…)Pareva uno che guardasse la corrente di un fiume dall’alto di una roccia>>. Ehi, gridai. Massimo si girò di nuovo, ma era preso dai suoi impicci, Cetty scalciava pietroline con le sue ballerine lucide. Era arrabbiata, non si voltò nemmeno. Massimo riprese a discutere, curvo. Era inutile che l’amassi. E non mi pentivo lo stesso. Ma sarei andata via, ogni giorno finiva con la medesima promessa: andrò via da qui. Le promesse, si sa, sono fatte per non essere mantenute.

(continua)

Copyright © Veronica Tomassini. Tutti i  diritti riservati trattati da Vicki Satlow Literary Agency,  Milano

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