Parente: il destino di un troll

Su Massimiliano Parente gli aggettivi usati in appena ventiquattrore testimoniano una corale certezza, oltre il cattivismo spinto, c’è una montagna di cacca. “Coglione” è l’aggettivazione con cui lo scrittore è stato premiato dal web. Oramai è un coglione per tutti. Lo scrittore che aveva professato la disciplina della provocazione, rotolandosi sul fango che lui stesso produceva, come la bava filacciosa delle lumache, ora è soltanto – per il web – e anche fuori (oggi l’elenco di webeti sulle pagine de Il Fatto Quotidiano non trascura senz’altro il suo nome), benché non è che la gente lo conosca o lo abbia mai amato o odiato a furor di popolo – dicevo ora è soltanto un coglione. Il nuovo hashtag dovrebbe implementare la specifica designazione.  Leggendo alcuni commenti o tweet, più di qualcuno si chiedeva chi fosse “sto scemo“, quello dello scanzonato post dedicato al crollo delle chiese, “però è divertente” scriveva l’autore appena ieri mattina.parente-2

Per Parente sarà stata l’ennesima prova di superiorità blasfema da sollevare sul mondo, sul resto delle cose, sopra cui la sua sfrontata intelligenza avrebbe partorito porcate su porcate che certamente tra i suoi zelanti follower c’è chi avrebbe chiamato: genialità. Peccato, finire in un destino da troll. Sic et sempliciter. Un troll piccolo piccolo. Il suo amico Sallusti scrive di questo collaboratore (de Il Giornale, nda) finito negli abissi della stupidità. Cioè il suo direttore, costretto ad ammetterlo pubblicamente. E Feltri, poraccio, lui deve alzare le spalle, ha scritto un libro con  il piccolo troll, “Il vero cafone”, era profetico? Ora il suo nome è accanto a quello di Parente in copertina: se lo deve tenere. Mentre il mondo, sopra cui ergeva la sua superiore bestemmia, lo chiamava all’unisono: coglione. Feltri deve mantenere similmente la sua eco di provocatore stavolta con mille misure da adottare, a scanso di equivoci preferirebbe evitare – immagino – di rovinare in un battito di ciglia  nel medesimo destino. merdaA nessuno piace essere chiamato coglione, posso capire. Il destino dei cattivi forever finisce di solito in prove altissime di stupidità, chiedi a Guia Soncini – Parente – messi insieme diventereste un reagente chimico, potreste trasformarvi in pecorelle, di colpo, chi può dirlo, e quello sarebbe un bel giorno. Magari ci stiamo perdendo un grande scrittore? I tuoi, Parente, sono memorabili capolavori? E noi  qui a discettare su quanti “coglione” hai rimediato in un giorno? Non è poi così divertente: non credi?

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