C. era morta

Molti anni dopo, lasciate le case alla memoria più miserevole, di colpo, un giorno, vi tornai, col pensiero. E fu così violento, un viaggio verso quel deserto che non volevo smettere di dimenticare, ma che mi svegliava la notte. Il terrore della luce ottusa che precipitava nello strapiombo, il mare che si agitava in gorghi di corrente, il nero verso l’orizzonte, il sicomoro che ondeggiava lontano, il glicine. Ero di nuovo alle case. Era un tempo maledetto.

Ero già adulta quando vidi sul muro di una via centrale il necrologio di Cetty. Morta di cancro. Era sopravvissuta alle overdose, aveva la sua bella macchina, i suoi vestiti da atelier. Era eccessiva, e ne eravamo tutti innamorati, ognuno con le proprie ragioni. Era morta di un’altra cosa. Così come la luce piombava verso il vuoto, io precipitai ugualmente. Tutto tornava, il profumo di quella vita che non se ne voleva andare, che desideravo cacciare nella più angusta delle prigioni, nell’oblio. E non accadeva mai. Mi sono seduta quel giorno. Chiusi gli occhi, desiderando di finirla una volta per tutte. Finirla. Allora ho capito quanto terribilmente fossi ancora avvinghiata ai fatti passati, una catena che serrava ogni mio giorno, la memoria, inoculando la sua dose di veleno. Avevo invidiato quella donna per anni. Avrei voluto fare l’accompagnatrice, imparare a bere come lei, vestirmi come lei, andare con gli uomini come lei. E invece finiva così, le nostre ossessioni ci franano addosso irreparabilmente senza che qualcuno le esaurisca per noi, con il finale giusto, il parossismo adeguato.

Ero adulta e avevo già perso tutto. Tanto magro e severo mi apparve il mio destino. Lo dovevo chiamare castigo. Lo era. Come quel giorno che vidi Massimo allontanarsi, con i suoi passi lenti, sulle gambe lunghe e ossute. E sarebbe stata l’ultima volta. Dovevano avvertirmi, che ogni volta avrei perso. Ogni volta.

“Massimo!” lo chiamai, urlando.

Lui sì girò.

“Massimo, un giorno mi amerai?”.

Lui disse sì. Sorrideva.

(continua)

Copyright © Veronica Tomassini. Tutti i  diritti riservati trattati da Vicki Satlow Literary Agency,  Milano

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