La mia condotta

“La mia condotta scorretta. Scelgo la brutalità. E ci sono veri signori che chiedono il permesso per accedere al mio universo scombinato. E direi è tutto inutile. La scrofa rotola nel suo fango. Un algoritmo mi fa incontrare ancora una volta una brano precario del mio destino, si metterà di traverso per un po’. Un uomo giovane e bellissimo. Non parliamo, non sappiamo come. Non riesco a dormire la notte. Lui me lo impedisce dall’altra parte del mondo. Mi chiama con le applicazioni malvagie. Perché tu vedi e non lo puoi avere. Lui chiede cose innominabili. E’ fatto di cocaina. Tira su col naso continuamente. Mi supplica non so cosa, in ginocchio, in quella lingua oscura. E’ in mutande. Lo guardo e penso con pietà alla nostra miseria, al desiderio che ci rende prossimi all’errore. A me interessa l’uomo nel momento in cui cade. E la mia natura, la mia natura non si redime. Sono un legno storto, la causa della mia infelicità. Ma non lo è. E’ inquietudine, il tarlo della scrittura, ancora lei”.

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