scabrosità

Moussa tiene ancora la mia foto nel suo profilo. Non l’ho autorizzato, ma chi se ne importa. Spio i commenti. E’ passato un anno. Capisco solo jolie. Poi è tutto in wolof. Non c’è più nulla tra noi. Però a proposito di uomini, di scabrosità, di diseducazione: con me il pudore non va bene. Ad avere le mani da signorina ci penso già io. Lui ne aveva in giusta misura, ma era una posa, perché poi al primo appuntamento se n’è venuto sui pantaloni, e mi aveva solo baciato. Tra la gente che passava, il terrore degli altri che per Moussa erano tutti bianchi. Bianchi da apartheid. Così ho sorriso. Mi aveva preso sulle scale, di colpo, serrata la vita, bloccata. Era eccitato, ma controllava ogni gesto.

verIo mi aspetto questo da un uomo. Lo deve fare per me. Leggete pure le mie scabrosità. E’ la vita. Incontrerò sempre uomini così? Moussa l’ho lasciato perché non avrei mai potuto accettare di rinunciare alla scrittura e forse lavorare sul serio. Secondo lui avrei dovuto scrivere la sera, il giorno vendere con lui o non so cosa. No, non credo sia finita per questo, è finita e basta. Non puoi fermare il fiume, quando arriva o va via qualcosa, quel miracolo, non puoi farci nulla. Devi esercitare la virtù della pazienza, nella graticola. Accettare, accettare, ripetere mille volte: accettare. Adesso mi accade di nuovo e devo accettare. Ed è sempre scabroso, inopportuno. E l’uomo che non fa per me, mi organizzo per soffrire del prossimo fallimento. Mi offro, mi ha scritto ieri una donna, una specie di sacrificio, ha intercettato i pensieri di questi giorni. E’ troppo affermare che il sacrificio me lo chiede la scrittura? La scrittura ti toglie tutto e lo restituisce agli altri. E gli altri mi ameranno solo attraverso di lei. L’uomo che ho conosciuto non ha pudore. Fa quel che vuole, non ha decoro. E’ ignobile. Cocainomane. Fuori di testa. Tutto qui. E vive dall’altra parte del mondo. Potrebbe essere mio figlio. Non ci incontreremo mai.

Advertisements