Capodanno

Era Capodanno. In un’Alfa rossa fiammante tornavo a casa. Massimo dormiva sulle mie gambe. Guidava Cetty, abbastanza desta per farlo, accanto c’era Romina che invece era proprio fuori, ubriaca da fare schifo. Conoscevo Massimo da qualche giorno, me lo aveva presentato Romina. Lo chiamavano “u picciriddu”, alle case, in dialetto, il bambino, per questa sua pelle diafana, la tendenza alla timidezza, il suo commovente mutismo. Sembrava un bambino. Aveva un viso molto bello e malinconico, lasciava già presagire il futuro breve, la sua precoce morte. Il veglione di fine anno era una festa free, un gran casino, alcol, droga. C’era molta gente. Mi piacevano queste feste. Romina l’avevo persa appena entrata, la trovai prima di andare via, distesa per lungo, nel bagno delle ragazze. Mi ero vestita con cura quella sera, sapevo di incontrare quel giovane che mi pareva avessi amato subito, al primo sguardo. Non potevo dirlo, alle case, nessuno credeva a certe cose. L’amore. Sentimentalismi. Invece ci credevamo tutti segretamente e ascoltavamo in cuffia Eros Ramazzotti. veronica4Indossavo un tubino nero, scarpe nere lucide e molto alte, un pellicciotto viola sulle spalle, l’aria gotica e fasulla che preferivo come la mia maschera migliore. Ero bella per Massimo, non aspettavo che un suo bacio. Avevo paura, ma non aspettavo altro. Lui mi vide, ma era assente, era fatto. Rimasi il resto della notte a fumare, seduta al riparo di un parco, infreddolita e delusa. Il bacio me lo diede in macchina, poi si addormentò sulle mie gambe. A me bastava. Mi è sempre bastato il preludio di qualcosa, l’anticipo di una qualche felicità, più che la felicità per intero. L’aria era grumosa, umida, di un bianco ceruleo. Il sole era sorto dietro le nuvole, avrebbe piovuto il primo dell’anno. E io ero innamorata.  Oggi ne parlo, è tutto finito, la gente sparisce, mai esistita. Sono polvere, qualcuno è rimasto. Saranno estranei, non li riconoscerei nemmeno. Forse Romina. Non rimane nulla, nemmeno l’ombra di un sussulto. Ed è la vanità del tutto a opprimermi, oggi più di allora. A cosa è servito? Sono domande sciocche. Sto solo ricordando.

(continua)

Copyright © Veronica Tomassini. Tutti i  diritti riservati trattati da Vicki Satlow Literary Agency,  Milano

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