il male scritturale (dal fatto Quot.)

Nelle visioni notturne e apocalittiche del profeta Daniele, l’esecuzione del male e del potere ha la forma di bestie multicorni, dai denti di ferro, che stritolano, manipolano, divorano. Così il male è scritturale e si replica. Lo rincontreremo, è la promessa biblica. Eppure è una bestia diversa quella che restituisce l’ultimo frame della strage dei coniugi di Ferrara, la bestia è una creatura che non vuole lasciare la sua casa. E’ un cane, lucido, nero, si poggia sulle zampe, resiste agli uomini che vogliono infilarlo in un furgone bianco. La notte cede al suo terrore. Il cane stringe i glutei dalla tensione, fissa le zampe sulla terra, si piega in una specie di inchino, più in là l’uscio è ancora aperto e  intorno si spargono refoli di terribili afrori, il sangue, la morte assisa sul corpo massacrato di un padre e una madre. Il cane nero poggia il muso sull’asfalto, sembra un bacio o qualcosa di prossimo a un addio.

L’ingegnere Vittorio Materazzo è stato sgozzato, sventrato, con la furia delle bestie dominatrici e apocalittiche che narrano le Scritture e come recitano i Salmi è il medesimo braccio dell’empio che si alza sul giusto. Il 28 novembre scorso, a Napoli, l’ingegnere Vittorio muore sotto le lame di un taglierino e un coltello da sub infilato trentacinque volte dal braccio del fratello, Luca, più giovane. Vittorio prova a sottrarsi, esce dal portone di casa, dove le lame lo avevano sorpreso e infilzato, si trascina fuori, il fratello lo raggiunge, lo finisce in strada, la sferza finale sulla gola. Luca aspirante avvocato, indolente, pare, alla professione. Piuttosto proclive alle foto sui social,  innocuità schizofrenica delle sue recenti vacanze in montagna o al mare,  sono i post del suo profilo facebook. Una mediocrità borghese e insieme l’avatar dietro cui la bestia apocalittica e delle profezie digrigna i denti di ferro, riproducendo la scabrosità di un delitto lontano fino alla notte dei tempi. Caino sarebbe fuggito, il cogito della violenza perenne, il deus ex machina primordiale. L’Eterno lo risparmia. “Dov’è Abele, tuo fratello?”.  Lui risponde: “Sono forse io il custode?”. E tuttavia Luca, l’empio,  il caino, sparisce senza l’espiazione truce dell’errante maledetto, un destino se vogliamo persino di glorioso e severo oblio, quello primordiale, genetico, dalla Genesi.

Luca sparisce, nel suo oblio governa parziale la postilla “vanità” da sacrificare nel suo profilo-mausoleo, l’avvocato i cui frutti non graditi hanno consumato il crimine, si mostra sui social con i suoi addominali fasulli. Si rende latitante. L’oblio lo investe, ma a brani. La pulsione dell’ego è un immondezzaio di patetismi, Luca il caino raggiunge il prevedibile standard di idiozia, un male idiota si impadronisce dei suoi svuotati esecutori, bestie feroci senza ardimento. Immeritevoli di profezie. Perché finiscono sui social con un addominale gonfiato, la fissità del sorriso di un trapasso, nel fuoco metaforico della valle di Ennom. Luca errante, caino, la cui maledizione non gli impedisce la raggiungibilità normalizzante di un profilo facebook in stato di aggiornamento. Ma il male si riproduce noioso a se stesso. Lo scontiamo fino alla banalità. Se non fosse che, mentre una donna brucia a intervalli regolari, scavata dall’acido muriatico versato sul suo bellissimo volto dall’ex fidanzato, a Rimini, o mentre l’altra con le braccia fasciate ustionate dalla benzina, a Messina, difenderà l’innocenza del suo torturatore, il male glorioso e sfinito si inginocchia dinanzi a una creatura che sfida la ferocia di tutte le bestie profetizzate e portatrici di apocalisse, il frame di una creatura dal pelo lucido e nero, il suo bacio sull’asfalto, qualcosa di prossimo a un addio. Gratuito e tragico come il perdono.

L’originale è uscito sulle pagine de Il fatto Quotidiano  venerdì 13 gennaio 2017

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/lame-e-acido-la-bestia-e-social/

 

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