Monthly Archives: May 2017

cose minute

Questi sono giorni di attesa. Aspetto che esca il romanzo e da una parte ho il terrore che passi così, senza lasciare traccia.  Poi mi dico: vada come deve andare. Lo considero il “mio” romanzo, qualcosa di quasi definitivo, magari fra un mese non la penserò più così. E’ un romanzo slavo. Lo definisco slavo, in questi giorni in special modo, in cui mi trovo al centro di un’accusa assurda, parossistica, che mi sembra racconti l’identità di un’altra e non la mia. Dunque sarei una razzista slavofoba. Torna questo odioso malinteso, ieri ne sento parlare finanche a Radio Radicale, grazie all’articolo di un tale Matteo Zola (secondo il quale e per tutta la durata del suo indignatissimo articolo sarei la slavofoba razzista nazista di cui si diceva sopra); articolo che sta girando da settimane, subito dopo il mio pezzo letterario su Igor, pubblicato sulle pagine de Il Fatto Quotidiano (ho rimediato accuse, minacce e un metodo criminale di trolleraggio pedissequo). Un’ostinazione che mi appare maliziosamente concepita per danneggiarmi. Il romanzo che uscirà sconfessa ogni cosa, ogni accusa, le ambientazioni, i personaggi, le retrovie terribili, gli afrori, restituiscono il dramma e la tragicità di uomini provenienti da una precisa area geografica, l’Est Europa. Ne ho vissuto le ansietà, le solitudini infinite per anni, ne racconterò, in questo clima ostile, considerato tutto. copertina Marsilio

Senza illudermi, con molta trepidazione, sapendo di aver dato moltissimo di me, fino a sentirmi esposta come non mai, ho dato in questo romanzo ogni sussulto, segreto, tormento, ogni fallimento. Non potevo di più che restare senza pelle. Come sempre.

Advertisements

Letizia

Un giorno le ho detto: “Quel che tarda giungerà e accadrà”. Letizia ha detto: sì. E sembra una bambina, la immagino nella sua innocenza, straordinaria innocenza, mentre con le sue mani di mamma, che battono sulla tastiera, risponde al mio messaggio. Ed è una donna adulta invece, con figli grandi e tutta una vita dietro di sé. E credo, molto dolore anche. Ma son sicura che il dolore non arrivi a caso nelle nostre tiepide esistenze, se non per risorgere in qualcos’altro, restituire qualcosa ad altri. Così succede anche per Letizia Di Martino, che scopro ogni giorno come una specie di regalo nella mia quotidianità, leggendo i suoi post su Facebook. Mi innamoro raramente, eppure la sua scrittura è riuscita in questo, e non sono l’unica mi sembra. Racconta di una vita spesso chiusa dentro le stanze di case che raccolgono gli anni, i giardini, oltre le siepi il mare la costa. I viaggi, l’Italia di un tempo, scandita persino da certi film d’autore, dai viaggi in macchina, quando l’Italia era un paese di colli, case cantoniere, traversate in traghetto. Non so come spiegarvi, quando vorrei lasciarvi intendere il potere della parola che Letizia restituisce piena di candore innocenza verità. E i suoi pensieri: quanta consolazione, in grado di coprirci, salvarci, come fa il dolore quando diventa dolce, smette il suo terrore, si rivela ai pochi agli audaci, sconfessa quel terrore, esso è consolazione, salvezza, resurrezione.

13335585_10204875213480638_898859265428896015_n (2)

Letizia Di Martino

Ho scritto di Letizia altre volte, mi sembrava qualcosa di talmente prodigioso, il suo talento perlomeno, e altrettanto incomprensibile che non avesse il pubblico che meritava. E in special modo un editore disposto a pubblicarla. Come possono quelle parole restare circostanziate, dedicate a pochi? Se in definitiva ne abbiamo bisogno tutti. Quando la leggo, mi sembra di aver vissuto tutte le vite, di aver recuperato qualcosa. Non smetto di sperare che un editore si accorga di lei, come merita. Il video che allego è la colonna sonora di un film che Letizia ha amato molto quando era ragazza, e anche io, questo film è una delle tante cose che ci accomuna.

Leggetela.