cose minute

Questi sono giorni di attesa. Aspetto che esca il romanzo e da una parte ho il terrore che passi così, senza lasciare traccia.  Poi mi dico: vada come deve andare. Lo considero il “mio” romanzo, qualcosa di quasi definitivo, magari fra un mese non la penserò più così. E’ un romanzo slavo. Lo definisco slavo, in questi giorni in special modo, in cui mi trovo al centro di un’accusa assurda, parossistica, che mi sembra racconti l’identità di un’altra e non la mia. Dunque sarei una razzista slavofoba. Torna questo odioso malinteso, ieri ne sento parlare finanche a Radio Radicale, grazie all’articolo di un tale Matteo Zola (secondo il quale e per tutta la durata del suo indignatissimo articolo sarei la slavofoba razzista nazista di cui si diceva sopra); articolo che sta girando da settimane, subito dopo il mio pezzo letterario su Igor, pubblicato sulle pagine de Il Fatto Quotidiano (ho rimediato accuse, minacce e un metodo criminale di trolleraggio pedissequo). Un’ostinazione che mi appare maliziosamente concepita per danneggiarmi. Il romanzo che uscirà sconfessa ogni cosa, ogni accusa, le ambientazioni, i personaggi, le retrovie terribili, gli afrori, restituiscono il dramma e la tragicità di uomini provenienti da una precisa area geografica, l’Est Europa. Ne ho vissuto le ansietà, le solitudini infinite per anni, ne racconterò, in questo clima ostile, considerato tutto. copertina Marsilio

Senza illudermi, con molta trepidazione, sapendo di aver dato moltissimo di me, fino a sentirmi esposta come non mai, ho dato in questo romanzo ogni sussulto, segreto, tormento, ogni fallimento. Non potevo di più che restare senza pelle. Come sempre.

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