Monthly Archives: June 2017

e adesso.

Ricordo un paio di anni fa, durante uno dei colloqui con la psichiatra di un centro per disturbi alimentari,  ero alle prese con il più terribile dei pianti, grondavo, pateticamente, lei mi disse: “come farai quando perderai i tuoi riferimenti?”. Allora ce li avevo ancora tutti.  Avevo solo bisogno di una psicoterapeuta e non di farmaci, avevo bisogno di parlare, lasciamo stare l’abusato dogma dell’amore, qualora sia terreno, non vale molto qui, applicarlo, siamo impreparati. Comunque sapevo che chiusa la trilogia avrei dovuto chiudere con terrore non solo un ciclo narrativo, ma molto molto di più. Ora cosa resta. Eseguito il compito impudico di spogliarmi davanti al mondo senza che qualcuno me lo avesse chiesto, con risultati discutibili, non so cosa fare. E adesso. Il senso di vuoto mi accompagna da giorni, inevitabile, ho eseguito il compito. Allora mi accingo alla vita pratica, all’essenziale, cerco di tornare al mondo, quello stesso che dovrebbe recepirmi da una anomala distanza, in quanto attento e distratto auditore, dipende. E forse dovrei anche raccogliere alcuni suggerimenti: scrivere di amori sentimentali, impregnati di conformismo e viltà. Accendo la lavatrice, programmo il mezzo carico. Preparerò qualcosa per il pranzo e con regolarità chiederò intimamente il coraggio. Mi basterebbe avere il coraggio di accettare, o l’audacia di saper non pensare, prendere le cose, dice un amico take easy. Odio peraltro la saggezza altrui quando non c’entra un accidenti con la mia. Andiamo avanti. Frasi quasi idiomatiche, per me perdono il senso in un battito di ciglia. Magari è soltanto il caldo. Mi guardo allo specchio dopo aver indossato i pantaloncini estivi che una volta erano una specie di divisa. Capisco che devo metterli da parte. Le mie ossa sporgono dalla magliettina. Non ho altro da aggiungere per oggi.

 

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di nuovo al tempio

Sono tornata al tempio. E’ il mio posto. La mia panchina. C’erano le anziane del rione. Sono tre. Adesso siede anche una rumena di mezza età e una giovane donna rom. Accanto a lei mi sento una specie di ramo secco. Lei è proprio una donna. Io sono sempre più magra invece, quasi invisibile.  Una delle anziane si lamentava del tempo che passava sola in casa, si interrogava su una ragione, una, per cui valesse la pena uscir fuori persino in balcone. Con quale coraggio bisogna accettare il tempo fisico, il tempo che cammina sulla nostra pelle, togliendole turgore, sui nostri slanci, sul desiderio e così via. Potrebbe essere l’argomento di un nuovo romanzo. Ho due tre idee in testa. Saranno le ultime idee. Mi sono svegliata malissimo, per me l’estate è una sofferenza in più, a causa dei soliti dolori che sono cronici oramai, d’estate sembrano peggiorare. E’ tutto così pesante. Un amico ieri mi chiede: ora che hai esaurito l’argomento, con L’altro addio, cosa scriverai? Oh sapessi, posso scrivere sempre, fino all’ultimo giorno, romanzi che raccontano nulla. Ancora ci domandiamo di trame e intrecci? Ve ne frega qualcosa, l’umanità è un rumore sordo e corale di soliloqui. mare

come Amy

Sono giorni che penso a Amy. Mi basta riascoltarla una sola volta. Sono mesi, anni forse, dopo la sua morte, che non ho più voluto ascoltarla. Con Amy torno in un luogo segreto. Malgrado per tutti non lo sia. Mi sono persa nei corridoi di un grande supermercato, guardo tra i ripiani, nei ripiani vedo tutta la mia vita ordinata, amata. Sento un profumo speciale, è la vita che mi raggiunge, fatta di cose pratiche, un pollo che gira allo spiedo, la marca dell’ammorbidente che piace a me, lo stesso ammorbidente che profuma nei maglioncini del mio bambino. Il mio bambino lo è ancora in quel luogo. Mi torna in mente Amy, a quasi un mese dalla sua morte, dall’anniversario. In Rehab mi sembra piena di roba addosso, la vedo con questo sguardo. Non riesco a reggere oltre il video, i suoi occhi, l’assenza che  mi sorprende uguale, il suo Blake. Il suo castigo. Doom. Torno in un luogo, giro per i corridoi, sfioro altri carrelli. Sono assorta, è lo stesso profumo. Sono fantasmi. Quando penso a Amy succede tutto questo. Sono ancora io, siedo fuori, c’è una panca, il parcheggio di un centro commerciale. Fumo, ho una specie di sussulto di adrenalina, penso a tutte le cose possibili, e sono già finite. Dalla radio arriva la sua voce. Back to black.  C’è qualcosa in quel tempo e in quel luogo che non riesco a tradurre, una profezia pagana. La cattedrale pagana.

Lasciatemi con i miei fantasmi, mi fanno compagnia volentieri, non disturbo nessuno, non faccio del male a nessuno, nemmeno a me stessa. Ora è il tempo di raccontare. Ogni tanto mi piace tornare in quel luogo, con Amy.

Non salivo in scala mobile, ora lo faccio. Non temo le scale mobili. E’ un traguardo, raggiunto da sola. Così alla fine delle scale mi sono voltata indietro, e come in un sogno, non ho visto nessuno. Non c’era nessuno.

dove eravamo rimasti?

Riprendo a scrivere qui sul blog, dopo l’assedio incessante degli haters scatenati dalla faccenda del pezzo su Igor. Devo riprendere a scrivere, questa è casa mia, non loro.  Il romanzo è uscito finalmente, il 25 maggio. Ora sono in una fase di attesa prossima alla quiete. Tentata di affermare: questa è l’ultima cosa che pubblicherò. Ho detto tutto, non è successo niente. Sono vuota, mi mancano le parole e non ho un centesimo in banca. Non sono una ragazzina. Punto. Scrivo storie che non saranno mai un genere, sono una sentimentale e scrivo forse per struggere, per ribadire il dramma e il no sense della nostra esistenza a non governarla come si deve. Mi fermo qui.

Cammino lungo le vie del centro della mia città, mi fermo alla solita vetrina e leggo: cercasi commessa. Deduco che sia arrivato il momento di smetterla di fare l’artista dei miei c. Sono solo una mantenuta con un figlio. Punto.

Ieri provano a farmi un’intervista. Era un orrore, luci terribili, profilo sbagliato.  Ho impedito che venisse pubblicata: quel cesso non sono io.

Ieri mi chiede aiuto, non posso dire chi. Non avevo i soldi, la disponibilità, niente, mi spiace finisci in strada.

Dunque sarei questa. Scrittrice di chiara fama.

copertina Marsilio

è uscito il 25 maggio