di nuovo al tempio

Sono tornata al tempio. E’ il mio posto. La mia panchina. C’erano le anziane del rione. Sono tre. Adesso siede anche una rumena di mezza età e una giovane donna rom. Accanto a lei mi sento una specie di ramo secco. Lei è proprio una donna. Io sono sempre più magra invece, quasi invisibile.  Una delle anziane si lamentava del tempo che passava sola in casa, si interrogava su una ragione, una, per cui valesse la pena uscir fuori persino in balcone. Con quale coraggio bisogna accettare il tempo fisico, il tempo che cammina sulla nostra pelle, togliendole turgore, sui nostri slanci, sul desiderio e così via. Potrebbe essere l’argomento di un nuovo romanzo. Ho due tre idee in testa. Saranno le ultime idee. Mi sono svegliata malissimo, per me l’estate è una sofferenza in più, a causa dei soliti dolori che sono cronici oramai, d’estate sembrano peggiorare. E’ tutto così pesante. Un amico ieri mi chiede: ora che hai esaurito l’argomento, con L’altro addio, cosa scriverai? Oh sapessi, posso scrivere sempre, fino all’ultimo giorno, romanzi che raccontano nulla. Ancora ci domandiamo di trame e intrecci? Ve ne frega qualcosa, l’umanità è un rumore sordo e corale di soliloqui. mare

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