Il profilo di un assassino (Il Fatto Quotidiano)

Puoi tagliare a pezzi una donna, è tua sorella. E mantenere un nickname intatto, la pagina dei social regolarmente aggiornata. Avrai uno sguardo diverso da quello orgoglioso da avatar. Ti chiami Maurizio Diotallevi, hai studiato all’Ecole Européenne Uccle.

Sei lo stesso uomo che posta una gif sul suo profilo facebook. La Gif con un gattino. Scrivi che quel gattino sei tu, “durante una riunione del venerdì. La Gif va in loop. Sei seguito da 27 persone. Distribuisci il terrore, brandelli di carne, nei cassonetti di un quartiere residenziale. Avrai ripulito l’orrore, strofinato per terra, fino allo sfinimento, l’esecuzione materiale, l’azzeramento di un impiccio, l’oblio, un viso che ti abbandona con una smorfia. Forse. La donna la conosci.

La tua pagina facebook nel frattempo suona le notifiche ai tuoi commenti giusti e opportuni. Usi le emoticon. I cuoricini magari no. I tuoi indumenti sono fradici, grondanti del tuo crimine, avrai visto il sangue e le viscere scivolare dalle tue mani. Però tu credi alla giustizia sociale, agli epiloghi mesti e commoventi come quelli di un corto in streaming, che pubblichi nella tua pagina facebook aggiornata.  Il cortometraggio ti deve aver colpito molto, la storia di due ragazzini e della povertà, tutto incentrato sulla povertà e su un senso perduto di equità e di equilibrio nella distribuzione del bene esistenziale. Scrivi, quasi con amarezza e disincanto: “Per la serie: il mondo salvato dai ragazzini”.  Il corto si chiama “The other pair” di Sara Rozik. Hai mai letto Truman Capote, “A sangue freddo”?  Nel braccio della morte, un criminale, sterminata una famiglia intera, si cruccia nella tristezza e nella nostalgia sentimentale del ricordo o di un buon brano musicale. Un torturatore può postare gattini. Un uomo può sezionare un cadavere e amare il cinema d’essay, militare nella denuncia sociale. Segare una gamba, bianca, livida. Leggere una notifica subito dopo. Dobbiamo chiedere spiegazioni al suo profilo facebook. E le troviamo. Man mano scendiamo giù, nei mesi, che precedono il buio, l’ultimo giorno, segnano la distanza tra un assassino e il suo strano occulto alter ego. Il post che hai pubblicato è facile, di quella new age spicciola, banale diremmo, che accusa le persone negative e assicura: “Alcuni portano la felicità, quando se ne vanno”.  Il tuo profilo è esemplare. Firmi la petizione per evitare la chiusura di un canile. Ce l’hai – un po’ sornione – con il sindaco Virginia Raggi. Scrivi di rivoluzione culturale e digitale. Argomenti che sono persino un passo in avanti la new economy, di cui sarai stato senz’altro il primo dei neofiti. Esattamente un anno fa, durante le tue vacanze in una qualche località di mare, esponevi la copertina di un libro, ci tenevi a pubblicarla, con la didascalia dovuta, citavi: “Gestire la reputazione on line, per un corretto uso dei social”. Era di un guru americano? Una di quelle facilonerie da ego dopato, che tanto piacciono agli americani e ai simpatizzanti del self made man? Ad ogni costo, farcela da soli. Il 28 luglio di un anno fa invece pubblicavi un video in cui si riferiva della scientifica portata di una verità: chi maltratta gli animali è un vero criminale. E tu non lo faresti. A te piacciono i gattini, stando alla Gif. L’esattezza scientifica di un video oggi balbetta, replicherebbe con un paio di “tuttavia” a scanso di equivoci. E sul sostantivo “criminale” poi: possiamo discuterne, commenti su commenti, sulla tua pagina facebook aggiornata.

 

L’originale è uscito sulle pagine de Il Fatto Qutidiano, 19 agosto 2017

anche qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-profilo-facebook-aggiornato-di-un-uomo-che-sega-la-sorella/

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