tratto da “L’altro addio”

(…)Wojciech cominciava a straparlare nuovamente. Era ossessionato da un suo parente deceduto che aveva mancato di seppellire, gli veniva in sonno all’alba e lo rimproverava, diceva, quindi urlava, berciava oscenità irripetibili, si irrigidiva, cadeva di schiena e schiumava di colpo. Jaruzelski pesantemente estraeva l’accendino, lo piazzava in bocca all’epilettico, gli bloccava la lingua per non farlo soffocare. Quindi tornava uno strano silenzio, il lento tramestio del mare, di piccole onde che riconducevano  la ragione della vita stessa, paziente e ripetitiva, come un’onda, simile, simile all’amore che hai sempre perduto, alle occasioni, ai volti che hai avuto urgenza di ricordare, ma eri troppo ubriaco, troppo vago per farlo, quel giorno in stazione, in Polonia.copertina-marsilio

Avresti ricordato con una dovuta moderata scansione, perché eri già fuori, già confinato. Allora pensavi che forse Crystina era diventata una troia a causa del confino, si diventava peggiori da confinati. Crystina che da ragazzina marciava con Solidarnosc. Non te ne facesti un’idea sicura, tuo padre controllava le tue pulsioni guardingo, ma la tua anarchia era più forte di ogni inibizione, ingovernabile la tua insofferenza che tuo padre maledì pare fino alla morte. Marek era stato fortunato, il padre gli era morto, ubriacone e violento come tanti. Tu non eri meglio, sai? E i pomeriggi grigi di Konskie passati al parco ti sovvennero proprio allora, in quel buio stanzone di un palazzo abbandonato, ti sovvennero potenti, perché distanti, estranei quasi appartenessero a uno sconosciuto. Ti rivedesti col tuo gessato, insolente, le tue puttane al fianco, gli zloty sui loro fianchi svettanti, certe sere spregiudicate con i ragazzi della gang. E il tuo passo veloce, consapevole, solcava furtivo le strade buie di Konskie per i traffici e le cospirazioni , per i tuoi giri loschi, la tua vita a mille. Incontrasti Viola, una mattina d’inverno, aspettava la corriera per Slupia; Viola ti salutò con una intraducibile indulgenza, un misto di pietà e disapprovazione. Ti prese per le spalle, ti fissò implorante: “Basta, ti prego, lascia stare quella gente, si sa tutto oramai, sappiamo tutti cosa fai la notte”.  Rispondevi alla sua implorazione stringendo i tuoi occhi obliqui, serrando la bocca in un ghigno che non era un sorriso. “Quando parti?” le chiedesti. Fra un mese, ti rispose, andava in Germania. L’avresti rivista solo molti anni dopo, amata molti anni dopo, sul letto di un monolocale nel falanstero di un quartiere di periferia, a Varsavia. Era sopravvissuta al male, il piacere che le procuravi si illudeva potesse salvarla, i vostri corpi l’uno sull’altro avevano il potere di cagionare speranze impossibili,  vi illudevate di guarire entrambi, per ragioni diverse. I tuoi baci le ricordavano l’intensità e l’esistenza, preamboli di cui aveva smarrito il significato. Eri la sua pioggia di fiori blu, fiori inauditi, deduco, mai colti, mai visti. Lo eri anche per me, devo stare a qui a ricordarlo.copertina nuovo romanzo


Quando dopo mesi sei tornato in Italia, dopo la grande fuga, ma non la chiamerei così, e tuttavia lo era, al telefono, blateravi tra i singhiozzi che Violeta era morta, tua ammore era morto. Ti mandai al diavolo, chiusi la comunicazione, pioveva, era gennaio, freddo, brutto giorno di gennaio. Alla finestra, la solita finestra sul terrapieno e la punta della costa su cui si ingeneravano le correnti intorno all’isola del maniero federiciano, lì, in quel punto fissavo la mia impotenza, e questo pianto crudele non era mai sazio e prendeva me. Stringevo le mani sul mio ventre. Non ti chiesi: sono io, non sono io il tuo amore? Non chiesi. Era tutto finito, tutto finito. Viola era morta, tu eri un verme, saresti tornato – ma eri un verme – saresti tornato e non da me.

I giorni nella casa sul mare, la casa dei barboni, segnarono profondamente il tuo orgoglio, la tua consapevolezza. Jaruzelski ne aveva per poco, oramai non muoveva le gambe, e spesso restava accasciato ai piedi del salice nel parco cittadino. C’era da trascinarlo,  le gambe in cancrena erano le campane suonate per il morto. Jaruzelski vomitava sangue e giurava che avrebbe smesso, nie alcool spierdalai,  si lamentava.

Tu sedevi sui talloni, trattenendo i conati, era un tuo strano modo di riposare. E nel parco facevate gruppo così, eri l’unico ancora bello, con fattezze da uomo.  Crystina sporca e con la pancia turgida ti guardava, quando il suo enorme corpo di ubriacona emerse nelle campagne della provincia, sgozzato, putrefatto, come scrivevano i giornali locali, per te fu una vera liberazione. In mensa non si parlava di altro, tra i polacchi girava la voce che a finirla fossero stati gli albanesi delle grotte. Wojciech berciava sul muso di un altro polacco, berciava che lui conosceva la storia, l’altro polacco rideva, Wojciech gli puntò la forchetta sugli occhi, tu allora lo agguantasti spingendolo per terra, Wojciech cominciò a sbavare, era in crisi. L’altro polacco urlava il nome di Crystina, chiamarono gli agenti, Wojciech fu trasportato in ospedale. L’altro che urlava il nome di Crystina fu internato e rimpatriato qualche settimana dopo. Crystina era morta, il suo suffragio fu il vostro insulso offensivo ciarlare, la vostra irruenza, la vostra bestialità. E tu me lo dicevi, era facile diventare bestie a frequentare la promiscuità, gli altri, era facile.

La domenica andavi in Caritas per la doccia. La domenica pomeriggio ti prostituivi al parco con le badanti o con i pederasta italiani che lo frequentavano. Con i pederasta ti facevi un sacco di soldi. Ti bastavano per una settimana, compravi alcol e sigarette e non andavi ai semafori. Ricordavi appena il volto di tua madre e quel giorno in stazione. E Mariusz, Mariusz che ti aspettava a Kielce, Mariusz era niente, era uno dei tanti demoni  senza nome che torturavano il tuo breve sonno. Ti rincantucciavi nel tuo giubbotto di pelle, stiravi le gambe e dormivi così dolente, in quella panca che era un feretro all’occorrenza, sotto il salice, dove anche Jaruzelski vegliava immobile, cinereo. Dolente così dormivi(…).

(Marsilio, maggio 2017)

 

 

Advertisements