Perché non ho amato le magliette rosse

Di questa presunta rivoluzione del pensiero voluta da Don Ciotti guadagno la certezza di un’inconcludenza estesa, la solita reiterata presa di posizione dalle fila distanti da dove il mondo finisce; il medesimo esercizio di stile, che non salverà nessuno; retorica a secchiate; pontificatori della prima ora rinverditi che magari non conoscono nemmeno il dirimpettaio di pianerottolo. Tutti virtuosamente hanno imbracciato l’idea, la rivoluzione, si battono il petto, ussari di un’antica dimora, le loro casacche rosse, come le magliette. Figure iconiche erette per un nuovo manifesto, l’umanità che si ribella, bandiere dell’indignazione che si ergono come confusi stendardi, automi della veemenza che si consuma in un giorno, in un secondo. Nessun sussulto penetrerà l’egoismo di ognuno. Quelle stesse persone che oggi vedo indossarla la maglietta rossa, partecipate di un impegno civile e filantropico e persino epico, non hanno interferito con la storia minima della mia vicenda personale ad esempio e che però riguardava anche gli altri e la storia maiuscola finanche. Io l’ho incontrata. E non mi hanno salvato. E non hanno salvato nemmeno i miei poveri. Uso il plurale, in via precauzionale. Parlo al plurale.

Non ho mai intercettato piuttosto magliette rosse nella mia strada. Una strada che i militanti di una rinverdita sinistra sociale avrebbero evitato. Trascinavo l’infamità del mondo, lerci, inavvicinabili poveri, immigrati della peggiore specie, perché non trovavano requie. Morti di alcol e di solitudine.

Infilatevi la maglia rossa e attenti a non strozzarvi.verito

Gli ultimi anni della mia vita sono stati anni condivisi con un cono d’ombra della società civile. Il cono d’ombra erano i poveri, gli immigrati. E’ stato un caso, non ho la vocazione alla carità. Odio i filantropi, ma sono categorie amene i filantropi, servono appena a loro stessi, per respirare appena. Non servono ad altro. La Carità è un’altra cosa, è sovrumana. Nessuno ha mai salvato nessuno. Figure-icone alla Don Ciotti erano edicole, buone per slogan politici, partitici, non entravano nella terra di nessuno, i giardini pubblici la notte, le case abbandonate, le grotte, dove si combatteva una guerra, con i suoi morti pestilenti. Don Ciotti o chi per lui sarebbe stato un nome come un altro.

I luoghi istituzionali, con la ragione sociale dell’altruismo, erano impregnati di “se” e “ma”; uomini di chiesa che a scanso di equivoci si sarebbero limitati a una congrua omelia; nel frattempo i poveri della peggiore specie, gli immigrati pestilenti, crepavano. Nessuno di questa sinistra impegnata, questa che oggi noto rinvigorita di maglietta in maglietta, avrebbe rimediato. Da quali file? Chi siete “indignatori” evanescenti, nella vita vera: chi siete? Chi vi ha visto mai?

Nessuno ha asciugato le lacrime dei “miei poveri” e nemmeno le mie. Sono pochi gli umani eletti che hanno provato a sollevare l’infame da terra, pochi coloro che non mi abbiano umiliato soltanto perché ci stavo provando.  A sollevare da terra l’infame.

Indossano le magliette, ma guai a prenderli sul serio. Portagli un povero a casa e sbiancheranno come una veste inamidata.

Non ho fatto che mendicare negli ultimi anni e questa umanità da crapuloni mi ha nauseato definitivamente. Non ho lasciato in pace la coscienza di nessuno, avrei fatto qualsiasi cosa per chiudere le porte dell’inferno al debole che vi sarebbe precipitato.

State ognuno a casa vostra, chiudetevi bene dentro, ché se incontrate una come me, vi prende in parola e vi suona alla porta e vi piazza un povero sullo zerbino e vi chiederà qualcosa e voi farfuglierete rubicondi, o sbiancherete pavidi. Chiuderete la porta, guarderete dallo spioncino disapprovando. Serratevi in casa ben bene. E ogni tanto venite a pontificare sui social, avete un gran talento, coltivatelo.

Aggiungo che basta leggere i miei romanzi per rendersi conto – vostro malgrado – che sono al di sopra di ogni sospetto, mi chiamano la vestale della marginalità. Non sono certo una salviniana. Non amo le vostre magliette rosse, non vi riconosco alcuna innocenza. Soltanto abbiate il coraggio di smettere di sentirvi migliori.

 

 

Advertisements