La Avallone come Dostoevskij?

Sulle pagine de Il Corriere pubblicano il romanzo a puntate di Silvia Avallone. E penso a Dostoevskij. Dostoevskij e Silvia Avallone. Parallelismo apocalittico. Quando uscì “Povera gente” il talento di questo giovane (ancor giovane) moscovita era motivo di spaventosa ammirazione. Esatto, spaventosa. Lo pubblicò a puntate, come la Avallone oggi (curioso) e con lei – mi avverte il mio amico scrittore di Canelli – molti autori Rizzoli, Veronesi e altri. Lo pubblicò sull’Almanacco pietroburghese, diretto dagli amici Nekrasov e Panaev. I pensatori moscoviti si divisero subito nella polemica che ingenerò il tema trattato, reazionari e progressisti.

Quale sarà l’argomento trattato dalla pensatrice Avallone? Quale dibattito scatenerà? O Veronesi? Non doveva salpare a bordo di una nave con il collega Saviano? Le loro rivoluzioni si zittiscono presto, dissidi di mestieranti della parola. L’impegno civile certo e letterario. Mi viene l’orticaria. Ogni tanto leggo la lettera di qualcuno che in quanto scrittore si prodiga sodale con il collega Saviano (squillo di tromba) per la medesima battaglia, chiamatela invettiva.

Sapeste quanta credibilità riescono a ispirarmi costoro. Indignazione inane a tonnellate. Partigianerie comode, giocate sulle spalle degli schiavi, dei poveri. Saviano l’eroe dovrebbe smetterla di pontificare, non sposta gli oceani, non più, non per me. Lo ha mai fatto?

E gli altri. Scrivessero i loro romanzoni a puntate, comprerò Il Corriere e ne seguirò interessata le gesta e le evoluzioni. L’evoluzione del personaggio. Di che parlerete? Interni da onanisti? Il riscatto di un nucleo operaio gabbato da una descrizione minuta e graziosa dei fatti. Magari racconterete una volta tanto il tempo che attraversiamo narratori contemporanei con i romanzoni da pubblicare a puntate. O piccoli romanzi, da appiccicarci addosso un premio, qualcosa. E lo vinceranno, statene certi.

Advertisements