Addio Monsieur

Mi sono congedata moralmente da un’idea. Era un pensiero piuttosto, un lume che ho tenuto acceso per un anno intero. Ieri mi sono congedata da monsieur, al quale non ho mai detto: ciao. Non ho mai stretto la sua mano. Avrei voluto. Pochi secondi o minuti e farli durare un anno. E’ la mia specialità. Ma ci sono riuscita. A monsieur avevo dedicato una parte del mio romanzo sentimentale, non si capisce nelle pagine se mademoiselle lo incontrerà. Deduco di no. Perché ieri mi sono congedata da lui, dall’idea di lui. cropped-verito1.jpg

Può una donna vivere senza essere innamorata? Sono rimasta sola molto giovane, troppo giovane. Non è naturale vivere così.  Quando stavo male, monsieur era un pensiero che mi consolava. I miei dolori insistenti estenuanti erano guariti in fondo da quel pensiero.

A monsieur avevo scritto una poesia, la mia prima poesia, in realtà erano versi per una canzone:

A volte è un castigo. L’amore. L’assedio regola il mio tempo, lì dove manca il vostro nome, io vi trovo, signore. Dove tutto tace, il vostro nome risuona, signore.

Curo la mia sete, pronunciando il vostro nome, correndo febbrilmente verso la lusinga, tenendomi desta per non precipitare nella mestizia, eppur succede, signore, di amare gli assenti;

ancor meglio che nella vittoria, mi perfeziono nel rimpianto. Amando gli assenti, nella costruzione perfetta, nel ricordo superbo di quel che non è, così non è mai franato.

Il mio destino si chiama attesa, Signore.

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