Per me è cominciata così

Sono una che scrive, vi dicevo. Come succedono le cose? Succedono così.

Da Vibrisse

di Giulio Mozzi

14 giugno 2008, sette di sera. Guardo la posta. Una lettera che dice: «Sono una che scrive, sono brava. Sono incazzata perché chi dovrebbe non mi cag… Avrei da proporle le mie buone cose, ma non allego. Se vuole fiutare il talento, avrà voglia di rispondermi. Sono balle, però, non capita sul serio. Non risponderà». Ci penso un momento. Lettere così ne ricevo tante, ma non tutte le lettere così sono così. Qui c’è una forza in più.
Rispondo: mi mandi le sue buone cose.
Il giorno dopo: «Però mi dica onestamente, la prego: le interesserebbero, visto che già edite? Le leggerà sul serio e poi il silenzio? Se le faranno schifo, non mi dirà niente e soprassederà? Perdoni la mia insistenza, sono anni che aspetto, sono stanca, è passato il tempo, ho superato i trenta e sono una morta di fame. Buchi nell’acqua di solito, al prossimo smetto di galleggiare però. Brutto carattere il mio. Attendo».

Il 18 giugno arrivano due libri. Raccolgono articoli che sono quasi racconti, scritti per il quotidiano locale. Raccontano la città, hanno una lingua fragile e splendida, e hanno una cura, un amore particolare per quella città parallela che c’è in ogni città e nella quale vivono le creature di Dio dimenticate dagli uomini. Questa donna, penso, quelle creature di Dio, non le dimentica.
Prendo il telefono, chiamo. Domando: com’è che tu conosci, vivi, questa parte nascosta della città? La donna comincia a raccontarmi una storia: una storia d’amore, matto e disperatissimo. Io la ascolto, e penso: questa storia va scritta. Il 23 luglio prendo l’aeroplano. Ci incontriamo. Parliamo, camminiamo, mangiamo insieme. Io guardo questa donna, ascolto la sua voce, cerco di vedere tutti insieme, nella mia mente, i pezzi della storia che lei mi racconta a brani, a strappi.
«Tu questa storia la scrivi». «Non interessa a nessuno». «Interessa a me, sarò il tuo primo lettore. La scrivi, e me la mandi man mano».
Quando rientro a Padova, il 26 luglio, il primo capitolo è già lì nella mia posta elettronica. Poi arrivano gli altri: 31 luglio, 4, 9, 14, 21, 25, 31 agosto, 2, 6, 8, 11, 15, 17 settembre. «Questo è l’ultimo».
Comincia il giro degli editori. All’epoca lavoravo per due editori. Entrambi respingono il romanzo. Allora lo faccio vedere a destra e a manca. Viene respinto a destra e a manca. «Ci vorrebbe più plot». «È pretenzioso». «Ha una lingua impossibile». Di nuovo, lo propongo, lo ripropongo.
Passa il 2008. Passa il 2009. Insistiamo. Anche l’autrice fa circolare il testo. Anche a lei dicono: no, no.
Finché accade l’imprevisto. L’autrice manda il romanzo a un giornalista celebre, che aveva avuto occasione di conoscere. Il giornalista celebre legge, e passa a un suo conoscente che, a Milano, sta creando una nuova casa editrice di narrativa. Il conoscente s’innamora del testo: sarà il primo titolo della casa editrice.
La donna è Veronica Tomassini. Il romanzo s’intitola Sangue di cane. La città è Siracusa. Il giornalista celebre è Marco Travaglio. L’editore, appena nato, è Laurana. Dal 10 settembre 2010, due anni meno una settimana dopo il «Questo è l’ultimo», il romanzo è in libreria. E io sono felice.
Vi prego, leggetelo. È una storia d’amore matta e disperatissima, è un romanzo patetico e ridicolo, è una vita che vi viene offerta in dono.

vera scarp de tenis

[Questo mio articolo compare nel numero di ottobre 2010 di Stilos, nda]

7 thoughts on “Per me è cominciata così

  1. Alberto

    E’ una bella storia, un bel racconto. E la bravura e la fortuna del caso sono la stessa cosa. Io la penso così. Si scrive perché si ha bisogno, una letterale esigenza, di raccontare. E se lo si sa fare bene allora si aumentano le possibilità che la fortuna senta i tuoi calci e che per una volta nella vita si muova in favore tuo.

    Reply
  2. LauraC

    così è cominciata, ma al tempo già scriveva. cosa l’ha spinta a mettersi nero su bianco, e perché? se è lecito chiedere.

    Reply
  3. veronica tomassini Post author

    Cara Laura, certo allora, quando conobbi e prima ancora mandai le mie cose a Giulio Mozzi, già scrivevo. Scrivo per mestiere da molti anni, dal 1996 per l’esattezza. Ma la scrittura, come il talento di ognuno di noi (ognuno di noi non ne è sprovvisto), è il fattore ics, direi congenito. E’ un modo di stare al mondo, di raggiungere le cose, questo è per me la scrittura. E’ stata la mia tristezza, le mie letture, la mia debolezza e la mia forza. Scrivo nero su bianco, no, scrivo il tutto sul vuoto. Non saprei o non vorrei o non potrei fare altro. Poi ha concorso la vita, alcuni accadimenti. Ecco tutto.

    Reply
  4. Pingback: La formazione della scrittrice, 2 / Veronica Tomassini | vibrisse, bollettino

  5. Pingback: La formazione della scrittrice | Veronica Tomassini

  6. Nicole

    brava, ti stimo, ti ammiro, mi sento esattamente come te prima di essere notata, con una cosa in meno: sono sfiduciata e non sento di potercela fare. Ma la scrittura mi ha salvato quando ero bambina fino ad ora, in anni dolorosi, di isolamento. La fantasia e la mia visione del mondo mi salva e mi rovina ogni giorno. vediamo quale faccia di questa maledizione prevarrà. =) ancora congratulazioni

    Reply
    1. veronica tomassini Post author

      Ciao Nicole, grazie per la stima. Hai letto i miei libri? Comunque sia, non ho suggerimenti da darti, soltanto che ogni stagione è stata fissata, le cose accadono nei tempi già fissati. Dunque abbi fiducia.

      Reply

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s