Category Archives: Lo scaffale romeno a cura di Eliza Macadan

Mai ci eravamo annoiati: alla riscoperta di Renata Adler

di Marina Bisogno

Marina Bisogno è giornalista pubblicista. Lavora nel campo della comunicazione e delle relazioni pubbliche, ha collaborato per anni con la pagina culturale del Corriere Nazionale, ha scritto per il Mattino e la Repubblica di Napoli. Se non legge, scrive. Recensisce libri per Satisfiction e ha ideato, insieme a Marco Melillo e Francesco Bove, il blog  C’è vita su Marte. Suoi racconti sono on line su Unonove.

Marina Bisogno, giornalista. Ha collaborato per anni con la pagina culturale del Corriere Nazionale, ha scritto per il Mattino e la Repubblica di Napoli. Se non legge, scrive. Recensisce libri per Satisfiction e ha ideato, insieme a Marco Melillo e Francesco Bove, il blog C’è vita su Marte. Suoi racconti sono on line su Unonove.

C’era una volta una giornalista, di origine italiana, cresciuta in America e con in tasca una laurea in Filosofia, avvalorata da un periodo di studio alla Sorbona. Lei è Renata Adler, firma prestigiosa del New Yorker, la rivista, fondata a New York negli anni Venti che pubblicava i quadretti altezzosi e ironici di Dorothy Parker (I rasoi fanno male; i fiumi sono freddi;l’acido macchia; i farmaci danno i crampi. Le pistole sono illegali; i cappi cedono;il gas fa schifo. Tanto vale vivere…).

La Adler ci scriveva di tutto: letteratura, cronaca, reportage di guerra. E scriveva anche libri. La Mondadori quest’anno ha pubblicato “Mai ci eravamo annoiati” (traduzione di Silvia Pareschi), una raccolta di riflessioni e articoli, apparsi per la maggior parte sul New Yorker e pubblicati in America nel 1976 con il titolo di “Speedboat”. A distanza di quarant’anni l’interesse per questo archetipo della non fiction risorge, prima nella Grande Mela e poi, di rimbalzo, in Italia. Il libro non ha una trama: per questo spiazzò il pubblico negli anni Settanta e per questo spiazza adesso, sebbene i lettori siano più avvezzi al genere. Attraverso spezzoni che oggi sarebbero stati benissimo in un blog, Renata Adler dà voce al suo alter ego, Jen Fain, una redattrice di provincia che arriva nella città dalle mille luci per sbarcare il lunario.

Renata Adler

Renata Adler

Lavora per lo Standard Evening Post e i suoi occhi sono fari fermi sulle persone, sulle cose, sulle amenità (Non è affatto ovvio cosa sia la noia. Essa implica, per esempio, un’idea di durata. Sarebbe assurdo dire mi sono annoiata per tre secondi. Implica indifferenza, ma nello stesso tempo richiede una certa attenzione) e sulle brutture. Jen è una fuoriclasse in mezzo alla mischia.

9788804638285-mai-ci-eravamo-annoiati_copertina_2D_in_caroselloNei suoi giorni e nelle pagine c’è posto per le feste nei loft, per le relazioni ambigue, per le riflessioni ironiche ma amare sulla vita. La voce, lo stile sfavillante della Adler non hanno perso attualità. Lei stessa, che non ha più scritto dagli anni Novanta, solinga nel Connecticut e lontana anni luce dalla donna che fu, ha gioito della rimonta editoriale. Leggerla diverte, incuriosisce. Ti fa viaggiare anche se stai fermo, seduto in un pullman o in metropolitana. È il miracolo della scrittura: la Adler, in fondo, non voleva niente di più.

Omaggio a Brancusi

 ♠Lo scaffale romeno

a cura di Eliza Macadan

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene.

Nessun’altro artista romeno è stato omaggiato in vita con tante poesie scritte apposta per lui, come è capitato a Constantin  Brancusi. E’ stato paragonato a dei e demoni, ai bambini e ai vecchi, avvicinato alle immagini di eroi e titani, guardato come fosse uno sciamano e un asceta, chiamato saggio e temuto come un furbo, sospettato di raffinatezze anche nel più banale quotidiano, ma allo stesso tempo, trattato come fosse un re o come fosse un primitivo. Tutto ciò perché sapeva essere semplice in una società che aveva dimenticato la grandezza della semplicità. Brancusi era lui stesso l’immagine di un grande poeta. Così scriveva  Ion Caraion parlando del grande scultore del ventesimo secolo. Ricordo qua  la personalità dell’artista così come è stata evocata da Marin Sorescu, nel 1974, quando il poeta romeno diede alle stampe un “inventario” intitolato  “Brancusi senza fine”. Era un ritratto fatto di tratti fisici, psicologici e intellettuali. Così scriveva: “Aveva 81 anni, una barba da Dio e la coscienza a posto. (…) Nel tempo libero era di professione casalingo. Invitava gli amici a una polenta e in questo senso somigliava a Kant, con la differenza che il romeno mescolava velocemente la polenta e parlava in aforismi romeni: O stai zitto o dici qualcosa di meglio del silenzio; qualsiasi cosa l’uomo dica, sono solo parole”. Credeva in Dio, ma non tanto. I commenti sulla sua arte sono parecchi, ma quasi tutti gli studiosi della sua opera sono  d’accordo nel riconoscere l’influenza dell’arte popolare romena, e non africana, come è stato detto agli inizi. Uno dei  più importanti contributi all’esegesi della sua opera è appartenuta a Sidney Geist. Geist ha studiato le sculture di Brancusi cercando i punti di peso e dando attenzione perlopiù all’equilibrio.

Chiudo con un poema che Jeanne Robert Foster gli ha dedicato.

brancusiDiner avec Brancusi

A glow in the Olympian cave.

Faggots are blazing

(Brancusi built the fireplace),

Fat cocks are roasting,

Brancusi wips the salad delicately against a wooden bowl.

We salute the table… an Asteriod

Caught snowy from frozen spaces of the sky.

(Plaster freshly trowled by Brancusi,

Damp to the touch.)

Upon its whiteness,

Color of flame and twilight –

Capuchins, petals of scarlet

Sinking in twilight.

Brancusi pours the wine into the glasses.

He has forgotten cool marbles.

The wine bubbles, crimson and amber;

fruits shine on fig leaves –

Pomegranates, peaches like Chinese silk.

Fragrance sifts through the fumes of wine and fruit.

Brancusi is grinding coffee

In a cylinder of Turkish brass.

One sees cloudily,

A faun’s head, black curls, curved onyx horns,

Brancusi smiling.

Gravitation loosens its clutching;

The roof of the cavern has become moonlight;

We rise slowly, beating the air rhythmically

With small cloven hoofs;

Slowly as befits mortals who have put on

Godship for the moment,

Following Pan, turning a coffee grinder of Turkish brass,

Speaking the tongue of dreams,

Of the lion and the lizard,

We arrive

On Olympus.”

Constantin Brancusi (1876 – 1957)  – Foto (wikipedia.it)

La colonna infinita della poesia

Lo scaffale romeno

di Eliza Macadan

 

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Tre giorni di poesia e manifestazioni connesse sotto l’egida del Festival Internazionale di Poesia “Tudor Arghezi”, evento di spicco nella vita letteraria romena, alla sua trentatreesima edizione, in questo mese di maggio. A Targu Jiu, nel dipartimento di Gorj (Romania), hanno partecipato all’evento trenta autori, prevalentemente di poesia, arrivati dalla Romania, ma anche dall’estero:  da Parigi Eric Sarner, da Londra Stephen Watts, dall’Ucraina Vasile Tariteanu e dalla Serbia Adam Puslojic accompagnato da altri quattro poeti valacchi – hanno portato le loro più recenti creazioni, hanno partecipato a eventi artistici e culturali del luogo e sono stati il principale punto di attrazione di una piccola città che, però, per la sua ricchissima agenda culturale farebbe invidia a qualsiasi capitale europea. Non devo passare leggermente su un punto forte di questa festa della poesia ovvero la presenza della critica letteraria romena con tre dei più autorevoli critici degli ultimi 50 anni (!) e sento il dovere di fare i loro nomi: Ion Pop, Eugen Simion e Gheorghe Grigurcu. Poi ci sono stati i traduttori di poesia – ogni edizione, gli organizzatori del festival realizzano una raccolta bilingue con un numero di 11 poesie di Tudor Arghezi  e con disegni e grafica che danno un elegante libricino da collezione. C’è, giustamente, una giuria che accorda i premi sostenuti dalle istituzioni culturali e dalle riviste letterarie in varie sezioni (poesia e critica, suddivise in opera prima, opera omnia, debutto assoluto). Ricordo i grandi premi di questa edizione: Adrian Popescu – poesia – e Eugen Simion – critica. Sono messi insieme rappresentanti di tutte le generazioni creatrici di poesia, anche se solo per così poco tempo, sicché la frattura generazionale che si potrebbe accusare in certi momenti risulta, almeno in situazioni come questa, del tutto teorica. Se un festival di questa portata è attento nella scelta della sua giuria, allora i filtri valorici di un numero sempre in aumento di gente che scrive e, di conseguenza, pubblica, rimangono puliti e permettono un’evoluzione sana e igienica del fenomeno letterario, troppo spesso propenso al lascia passare. Gli stimoli dovrebbero funzionare sia come incoraggiamento, sia come disapprovazione e invito a una più severa autoanalisi.

Targu Jiu, la colonna infinita

Targu Jiu, la colonna infinita

Per chiudere in poesia e bellezza queste righe, evoco la figura del grande poeta moderno Tudor Arghezi (1880-1967), di cui alcune poesie sono state tradotte in italiano e che ha beneficiato dall’interesse degli accademici romanisti (ricordo solo alcuni – Marco Cugno, Rosa del Conte).  La giovane letteratura romena, e intendo per giovane secoli di esistenza, deve ancora processare bene la sua modernità, perché delle volte sembra che troppo facilmente sì è propensi a mettersi completamente nelle mani dei vari post del modernismo, senza avere ben imparato la lezione dell’eredità. A Targu Jiu, questi ultimi giorni di maggio, ho avvertito la presenza di due grandi spiriti della cultura romena: Tudor Arghezi e Constantin Brancusi.

 

Un esercizio di ammirazione

♣Lo scaffale romeno

                                                               di Eliza Macadan

 

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Sto leggendo nell’edizione romena del 1994 degli “Esercizi di ammirazione“:  “Il volto più solcato, più sciupato che ci si possa immaginare, un volto dalle rughe millenarie, ma per niente impietrite, perché le animava il tormento più contagioso ed esplosivo. Non mi stancavo più di guardarle. Mai avevo visto fino ad allora una simile concordia tra apparenza ed espressione, tra fisionomia e parola. Non posso pensare a qualche parola di Fondane, anche insignificante, senza avvertire subito la presenza imperativa dei suoi tratti (…)  Lo vedo mentre arrotolava sigaretta dopo sigaretta (… ) per lui tutto era al di là della salute e della malattia (…).  Per questo somigliava a un asceta, a un asceta di una vivacità prodigiosa e piena di brio, che faceva dimenticare – mentre parlava – quanto fosse fragile e vulnerabile”.

In questo saggio, intitolato “6, rue Rollin”, in memoria dell’ultimo indirizzo dove Fondane aveva abitato, Cioran  evoca e ricorda qualcosa che aveva fatto anche in altre occasioni: il rifiuto del poeta di prendersi la minima cautela di fronte al pericolo imminente della deportazione. Si trattava di un’impassibilità che Cioran considerava un’accettazione della condizione di vittima e di una certo “fascino per la tragedia”. Fondane “aveva accettato la morte”, scrive Cioran.

Nel saggio su Baudelaire, su “L’ennui”, Fondane mostra la predilezione per questo tema – dice Cioran – essendo date le origini moldave dell’autore.  “Paradiso della nevrastenia, la Moldavia è una provincia di un fascino triste, addirittura insopportabile” scrive il filosofo alla pagina 151 dell’edizione romena di “Esercizi…”.

Cioran racconta che nel 1936, a Iasi (Moldavia), aveva da passare due seminari e non era riuscito a farcela che sotto l’influenza dell’alcool, senza il quale sarebbe stato preso dai più neri pensieri. E invece Benjamin Fondane citava dall’opera di George Bacovia, il poeta dello spleen moldavo, una noia meno raffinata, ma più corrosiva che lo spleen, secondo Cioran.

Il filosofo della disperazione non condivideva i gusti di Fondane in materia di letteratura. In un altro saggio, “Cioran e les Juifs”, Michael Finkenthal suggeriva che Fondane avesse influito sul pensiero di Cioran, anzi, che il cambiamento radicale del suo atteggiamento verso gli ebrei e sul loro ruolo nella storia fosse dovuto all’amicizia intellettuale con questo compatriota ebreo (vedi il saggio “Un peuple de solitaires” del 1956, in “Tentation d’exister”).

E.M. Cioran, “Esercizi di ammirazione”, Adelphi, 1988.

Benjamin Fondane, una coscienza infelice

♣Lo scaffale romeno 

                                                                  di

                                                                  Eliza Macadan

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Benjamin Fondane è stato un esponente di spicco dell’esistenzialismo francese, è autore di un’opera poetica e filosofica che rimane, a settant’anni della sua pubblicazione, poco conosciuta e valorizzata. Benjamin Fondane è stato vittima di uno dei periodi più neri della storia dell’umanità, ma anche dell’oblio della posterità.

Nasceva nel  1898 in una famiglia di ebrei di Iasi. Ha percorso un cammino sinuoso come i tempi che correvano fino alla sua consacrazione nella Parigi avanguardista degli anni trenta. La sua vocazione si è affermata presto, intorno ai quattordici anni scriveva e pubblicava poesie.

Quando si è trasferito nella capitale romena, ha raggiunto l’elite degli avanguardisti e ha pubblicato nella loro rivista “Uno” , che ospitava il fior fiore dell’avanguardia – Ion Vinea, Ilarie Voronca, Marcel Iancu e altri.  Ha debuttato con il volume “Immagini e libri dalla Francia” che ha scatenato una lunga polemica per l’affermazione che conteneva: “(…)la letteratura romena è solo un’estensione della letteratura francese”. Ma la poetica di Fondane era in consonanza con quella degli intellettuali dell’epoca e fanno prova le più di cinquecento poesie e gli articoli pubblicati entro il 1923.

Arrivato a Parigi, rinuncia alla lingua romena e scrive in francese, cerca una nuova identità. Pubblica nel 1929 la raccolta “Paysages” con una prefazione nella quale afferma la sua scelta per l’esilio:  “Questo volume appartiene a un poeta morto nel 1923 all’età di 24 anni. Sono stato zitto quattro anni, come un muto, mutilato interamente dalla guerra”. Si dedica alla cinematografia e viaggia in Argentina.  Scrive molto per le pubblicazioni francesi e dopo l’incontro con il filosofo Lev Sestov si dedica allo studio dei filosofi moderni.

Titolare della rubrica “Cronache della filosofia vivente” nei “Cahiers du Sud” negli anni trenta, milita contro il socialismo di stato e contro la politicizzazione dell’avanguardia, sostenendo che le riforme sociali non possono cambiare le domande esistenziali.

Nel ’36 usciva “La coscienza infelice” , meditazione profonda sulla condizione umana e l’insufficienza della ragione.

Nel ’40, il governo di Vichy stabilisce lo statuto degli ebrei che sono esclusi dalla vita pubblica, ma lui non indosserà mai la stella gialla.  Il poeta continuerà a scrivere e a firmare i suoi articoli, anche se gli ebrei non hanno più diritto di firma. Non smetterà mai di affermare la sua identità. Alla fine del ’41 esce sempre meno della casa dove abita con sua moglie non ebrea e con sua sorella, Lina.

Cioran dirà più tardi che Fondane si era abituato alla sua condizione di vittima e “in complicità con l’ineludibile”  non ha preso nessuna misura di precauzione e non ha voluto cambiare il suo domicilio di via Rollin. E’ stato arrestato insieme alla sorella il 7 marzo 1944. Quando sua moglie, Emil Cioran e Stéphane Lupasco gli fanno visita, Fondane “sta in piedi, in quella luce sporca di pomeriggio d’inverno, guardandomi con i suoi occhi blu e limpidi, brillando, anche se aveva il viso sconvolto, così degno, così calmo, sorridendo calorosamente e maliziosamente, muto davanti alla mia emozione, che non riuscivo controllare” (testimonianza di sua moglie).

Nel campo di concentramento di Drancy è arrivato intorno al 20 marzo. Le visite sono proibite, ma gli interventi delle persone vicine e della Delegazione Romena a Parigi riescono a convincere le autorità francesi a non mandarlo in Germania. Anzi, Cioran e Lupasco ottengono la sua liberazione. Tutti lo aspettavano a casa, con la tavola pronta. Ma lui si rifiuta di lasciare il campo senza sua sorella. Così, all’inizio di ottobre  del 1944 verrà gasato, insieme con lei, a Auschwitz-Birkenau.

Ne “L’esodo”, poesia che lo rappresenta nel miglior modo, la critica ha identificato l’espressione più trasparente del destino di Fondane.

All’entrata nella “Sala dei nomi” del museo Yad Vashem di Gerusalemme stanno scritti, in inglese ed ebraico, questi versi tratti da “L’esodo”:

“Remember only that I was innocent
and, just like you, mortal on that day,
I, too, had had a face marked by rage, by pity and joy,
quite simply, a human face!”

Benjamin Fondane

(Iasi, 1898 – Auschwitz, 1944)

BENJAMIN_FONDANEBenjamin Fondane, alias B. Fundoianu, nato Benjamin Wechsler  il 14 novembre 1898 a Iasi (Romania) e morto il 2 o 3 ottobre 1944 in una camera a gas del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, è stato un filosofo, poeta, drammaturgo, saggista, critico letterario, cineasta e traduttore ebreo di origine romena, naturalizzato francese nel 1938.

Collegamenti consigliati:

http://mondodomani.org/dialegesthai/ago02.htm

http://www.orizonturiculturale.ro/it_recensioni_Alice-Gonzi.html

Gherasim Luca – un appassionato cercatore di parole libere

♣ Lo scaffale romeno

                                                                      di Eliza Macadan

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Ha cominciato la sua attività letteraria pubblicando versi sulla rivista bucarestina “Alge” (Alghe), foglio che ha avuto una breve apparizione in due numeri fra il 1930 e  il 1933 e che si trovava sotto la guida di un futuro grande drammaturgo realista-socialista, Aurel Baranga.

I versi di Gherasim Luca mostravano uno spirito di sfida, una ribellione eccentrica contro il mondo circostante.  I modi borghesi erano sconsiderati sia attraverso l’espressione anticonvenzionale, che tramite l’attrazione per gli aspetti sordidi della società. La visione del giovane poeta era popolata, particolarmente, da marginali, mendicanti, prostitute, ladri, assassini, suicidi, ecc., che apparivano come vittime di un’ordine sociale iniquo.

Le sue prose, in eguale misura, solidarizzano con gli esclusi sociali e fanno fede “Romanzo d’amore” del 1933 e “La Fata Morgana” del 1937.

Gherasim Luca s’ingaggia attivamente sul fronte della pubblicistica e da lì reclama una “poesia proletaria”, visto che la “poesia pura” si trovava  nel servizio delle classi dominanti. Nella partitura lirica, il suo credo militantista era così riferito:

“I poeti di oggi, I poeti con dita tremanti come dei pioppi e corte come pallottole/ I poeti con sassi di tutte le misure in tutte le tasche/ devono sapere che l’unica difficoltà è spaccare la prima vetrina incontrata sui grandi viali/ perché le altre vetrine si frantumano da sole/ così come basta spegnere una sola stella / affinché tutte le altre si spegnino da sole/ Chiedo perdono per il paragone con la stella,/ poeti,/ è un ricordo dei tempi passati/ quando mi estasiavo davanti agli alberi in fiore e svenivo a ogni levar del sole”. (Tragedie che dovranno succedere)

Nella pubblicistica, invece, continua così: “La sensibilità delle persone cosce di questo Paese non vuole più ricevere la poesia, è sazia di poesie, perché si imbatte in loro come in un privilegio, un oggetto di lusso, un gioiello lavorato con minuzia per pochi. La sensibilità delle persone consce di questo Paese non si imbatterà più nella poesia come in una nuova catena”.

Un noto critico romeno affermava, più di un decennio fa, che la confusione di Gherasim Luca è stata quella tra “liberazione totale”, alla quale aspirava l’avanguardia, e la “liberazione socio-economica”, preconizzata dai marxisti-leninisti. Ed è vero che a qualche anno distanza dai suoi proclami è diventato collaboratore di “Cuvantul liber” (Parola libera), rivista comunista, dichiarando: “Provo una grande vergogna quando penso alle mie poesie scritte senza alcun senso”. Ma il poeta non ha mai ceduto di fronte al comando ideologico e non è mai diventato un desolato versificatore di moti come gli altri bardi del realismo socialista.

Gherasim Luca (Salman Locker) -  1913 – 1994,  conosciuto anche come Zolman Locker, Gherashim Luca, Costea Sar și Petre Malcoci è stato un teorico del surrealismo romeno e un poeta ebreo di origine romena che ha scritto prevalentemente in francese.

Gherasim Luca (Salman Locker) – 1913 – 1994, conosciuto anche come Zolman Locker, Gherashim Luca, Costea Sar și Petre Malcoci è stato un teorico del surrealismo romeno e un poeta ebreo di origine romena che ha scritto prevalentemente in francese.

Ha cercato una soluzione media, un compromesso onorabile, ma è stato deluso dagli eccessi propagandistici dell’ala comunisteggiante del surrealismo che etichettava il movimento di André Breton una prova della decadenza borghese. Per bilanciare la situazione, Gherasim Luca ha parlato di due ali del surrealismo, una agonica e una innovatrice. Il suo contributo all’avanguardia romena è stato determinante, perché ha fondato il primo gruppo di Bucarest insieme a Gellu Naum, Dolfi Trost, Virgil Teodorescu e Paul Paun.

Ha lasciato la Romania nel 1958 ed è andato a Parigi con un visto per Israele.  Ha messo l’intera sua vita al servizio della parola, del linguaggio e del suo credo poetico. E’ morto suicida, all’età di 81 anni,  lasciando dietro di sé un’opera ancora da esplorare e un messaggio sconvolgente e terribilmente attuale: «Volevo solo abbandonare un mondo dove non c’è più posto per i poeti».

 

Collegamenti consigliati:

http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/508-Gherasim-Luca-Quarto-dora-di-cultura-metafisica-e-Appendice.html

http://www.edizionijoker.com/Pagine%20libri/LAR%20-%20La%20Fine%20del%20Mondo%20-%20Gh%C3%A9rasim%20Luca.html

http://www.youtube.com/watch?v=16ltchO5Vpw

Ana Novac: come un Paese che non c’è

♠ Lo scaffale romeno

di

Eliza Macadan 

Oggi, 31 marzo, quando scrivo queste righe, si compiono tre anni dalla scomparsa di Ana Novac.

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Eliza Macadan, nata a Bacau, in Romania, nel 1967. Risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena «Ateneu». Bilingue, fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plumb, Bacau 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libroitaliano, Ragusa 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamane” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscop (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni dal cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca 2011). Giornalista professionista, è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. È membro dell’Usr (Unione Scrittori della Romania).Nel 2012 ha pubblicato il volume “Paradiso riassunto” (Joker Edizioni). In uscita: “Anotimp suspendat” (Stagione sospesa), Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2013

Vent’anni fa. Parigi. Sono una giovane giornalista, in tirocinio presso varie pubblicazioni francesi. Redazione di Télérama. I padroni di casa mi chiedono come sia valutata Ana Novac nel mio Paese dopo la caduta del regime comunista. Alzo le spalle e confesso di non avere mai sentito il suo nome. Mi dicono quanto sia amata in Francia con le sue pièce di teatro e con i suoi romanzi.  Passo un pomeriggio intero nel centro di documentazione della redazione, telefono all’ editore Balland, chiedo il numero della scrittrice dicendo che vorrei contattarla per un’intervista, parlo al telefono con il segretario personale di lei, l’appuntamento è fissato per l’indomani. Nel piccolo e austero appartamento parigino di Rue Beaurepaire, abbiamo passato insieme due ore, nel mezzo di un pomeriggio di marzo. Due ore Ana ha parlato raccontandosi e rispondendo alle mie domande preparate in fretta dopo una velocissima ricerca. Le avevo confessato di non avere letto nulla scritto da lei e di non avere mai sentito prima il suo nome. Delle volte, bastano due ore per legare a vita con una persona. E’ successo così con Ana Novac. Tornata in Romania con la maggior parte dei suoi libri regalati da lei, ho provato a pubblicare l’intervista. Nessun giornale o rivista letteraria hanno inteso pubblicarla, perché si trattava di una sconosciuta. Almeno così mi è stato detto. Ci siamo tenute in contatto a lungo, con una telefonata che io facevo a Ana una volta all’ anno. Non ero più in Romania.

Nel 2009, qualche mese prima della sua scomparsa, Ana Novac mi ha ceduto i diritti per pubblicare la sua opera in lingua romena. Tutte le mie demarche sono state fino a questo momento vane. Nessuno reagisce in maniera positiva quando sente il suo nome. Nello scorso dicembre ho portato al Teatro Ebraico di Bucarest uno dei suoi migliori drammi, ambientati in un campo di concentramento (versione in traduzione romena, oltre alla versione francese). Mi ha ricevuta per questo la direttrice in persona, la famosa attrice Maia Morgenstern. Speravo almeno in un frammento di lettura per la Giornata della Memoria di quest’anno. Ma non è stato così. In Romania continuano a tapparsi le orecchie quando sentono il suo nome. Oltre ad aver lasciato dietro di sé un’opera importante, quando è uscita dal campo nazista ha scelto di tornare in Romania. Ma la Romania ha scelto di dimenticarla, dopo che ha abbandonato il Paese nel 1965, e di non ricordarla mai più. Non l’hanno mai dimenticata, però, i servizi segreti: ultimamente sono emerse prove del suo inseguimento. Quando l’ho conosciuta, a Parigi, aveva pubblicato da poco il suo libro “Comme un pays qui ne figure pas sur la carte”.  Per ironia del destino, dopo due decenni, Ana Novac rimane per la letteratura romena un autore che non esiste sulla sua mappa.

ANa Novac2Ana Novac (pseudonimo di Zimra Harsányi) – (1929, Dej – 31 marzo 2010, Parigi). E’ sopravissuta alla Shoah ed è rimasta celebre soprattutto per il suo diario  “I bei giorni della mia giovinezza”, l’unico sopravvissuto ai campi di concentramento. Era soprannominata “Anne Frank romena”, anche se Anne Frank descriveva eventi fuori dal lager, mentre Ana Novac scrive dall’ interno dei campi e continua anche dopo la liberazione. A undici anni è diventata cittadina ungherese in seguito al Trattato di Vienna. Quando aveva 14 anni è stata deportata dai fascisti ungheresi nei campi di concentramento di Auschwitz e Plaszow dove sono morti i suoi genitori e suo fratello. Dopo la Liberazione è tornata in Romania e ha acquisito nuovamente la cittadinanza romena. Lascia il Paese nel 1965, trascorre tre anni in Germania e poi si stabilisce a Parigi per il resto della sua vita, lasciando la Francia solo per passare qualche mese all’ anno sull’ isola di Skopelos.

Biblio:

I bei giorni della mia giovinezza, Ana Novac, Mondadori, 1998

I giorni felici della mia gioventù, Ana Novac, Mondadori, 1994

(Consiglio l’articolo di Gabriella Zucchini, su fuorilegge.org:      http://www.fuorilegge.org/component/content/article/1090, nda)